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Secchezza o dolore oculare e calo della vista durante la gravidanza sono solo alcuni dei piccoli fastidi che si possono incontrare quando si è in dolce attesa. Ma care e amate donne, state serene perché nella quasi totalità dei casi tutto di risolve nei mesi successivi al parto. Vediamo nello specifico cosa può succedere, perché e come risolvere queste situazioni.

I mesi della gravidanza sono momenti bellissimi, passati a sognare, fantasticare e a prepararsi per questa nuova vita. A volte capita però che in questo percorso si incontrino dei disturbi come nausea, vomito, inappetenza o maggiore appetito, piccoli giramenti di testa, e altri invece meno noti ma che si possono presentare con la stessa facilità: piccoli problemi alla vista.

gravidanza

QUALI SONO I PIÙ FREQUENTI FASTIDI CHE SI INCONTRANO IN GRAVIDANZA, LE CAUSE E COME RISOLVERLI.

SECCHEZZA OCULARE: magari questa sensazione non viene individuata immediatamente ma spesso capita che le variazioni ormonali – aumenti dei livelli di progesterone – portino alla riduzione del film lacrimale. Per risolvere il tutto si possono utilizzare delle lacrime artificiali facendosi consigliare da un medico e preferendo comunque un prodotto senza conservanti. A volte un fattore scatenante potrebbe essere l’assunzione di alcuni farmaci contro la nausea. Essi, infatti, sono in grado di accentuare questo disturbo.

SCINTILLE, LAMPI IMPROVVISI O MACCHIE: questo fastidio si verifica a livello della retina a causa di sbalzi improvvisi di pressione o per livelli di ferro non adeguati. Se diventano frequenti è buona norma informare il medico in modo che vengano controllati periodicamente i relativi parametri.

PEGGIORAMENTO DELLA MIOPIA: vero o falso? Tendenzialmente falso. La miopia è un disturbo congenito che tende a peggiorare col passare degli anni e a prescindere dalle gravidanze. E vale per tutte le donne che ne soffrono. Aspettare o allattare un bebè non sono atteggiamenti che “consumano” la vista 😅. Se ci fosse un peggioramento probabilmente lo si avvertirebbe nel puerperio MA come fase transitoria, nulla di più. Solo in casi estremamente gravi di miopia il medico potrebbe consigliare alla futura mamma di optare per un parto cesareo di sicurezza.

VISTA OFFUSCATA: Anche qui la mancanza di ferro potrebbe giocare questo scherzetto. In alcuni casi invece si tratta della tempesta ormonale che è in atto, in quanto l’aumento del progesterone può provocare una imbibizione ed un ispessimento della struttura corneale. Il dottore deciderà anche in questo caso se prescrivere opportuni esami del sangue ed eventuali integratori.

FASTIDIO DA LENTI A CONTATTO: indossare le lenti a contatto è fastidioso perché l’occhio soffre in questo momento di secchezza oculare. Quasi sempre, care mamme vi verrà consigliato di sospendere l’uso delle lenti a contatto e fare spazio ad una montatura classica, realizzata in materiale anallergico e naturale per evitare ulteriori sfoghi allergici o irritazioni.

PALPEBRE GONFIE: è un segnale che non va sottovalutato. Le palpebre gonfie potrebbero essere sinonimo di irritazione o di pressione alta soprattutto se si nota un evidente gonfiore nelle mani. Consultare il medico anche qui è la scelta migliore per tenere monitorata la situazione anche attraverso la misurazione delle pressione arteriosa.

DIABETE E DIABETE GESTAZIONALE: sono due cose completamente diverse. Una cosa à la donna diabetica in gravidanza e un’altra una donna in gravidanza che sviluppa il diabete gestazionale.  Nel primo caso è consigliatissimo rivolgersi al proprio medico che potrebbe suggerire alla futura mamma di sottoporsi a esami oculistici regolarmente durante la gravidanza. Nel secondo caso di solito non si presentano disturbi alla vista particolare, ma è una situazione che per altri aspetti può portare ad alcune altre complicazioni.

VISIONE DOPPIA: definita anche diplopia è una condizione particolare che porta alla percezione simultanea di due immagini relative ad un unico oggetto.Si può sviluppare sia sulla visuale prossimale che lontana ed è causata dal nervo ottico. Si risolve nel periodo che segue il parto quanto il corpo torna alla normalità.

vista in gravidanza

COSA FARE APPENA SI SCOPRE DI ESSERE INCINTA

Quando si riceve questa notizia si attivano di conseguenza tutta una serie di esami da svolgere per accertare le condizioni di salute della futura mamma e della vita che porta in grembo. Tra questi è buona norma procedere con una visita oculistica durante la gestazione e qualche tempo dopo il parto. Ricordandoci che di norma così facendo la donna può godersi in tranquillità la gravidanza anche al comparire di qualche piccolo fastidio alla vista. Tutti i sintomi descritti sopra si esauriscono entro i due mesi successivi al parto.

DURANTE IL PARTO

Gli occhi sono messi a dura prova durante il parto perché a seguito delle spinte della madre per metter al mondo il bambino, la pressione del microcircolo vascolare retinico potrebbe aumentare. Se l’occhio risulta essere già fortemente compromesso si può arrivare nei peggiori dei casi ad un distacco della retina.

Da qui la credenza che per una donna con difetto visivo (soprattutto MIOPIA) sia meglio ricorrere al parto cesareo. Ma per fortuna nella quasi totalità dei casi ciò non è necessario. Le motivazioni che portano a consigliare per un parto cesareo di solito hanno diversa natura. L’importante è sempre affidarsi ad un medico che scrupolosamente illustri tutte le possibilità permettendo alla donna che dovrà prendere una decisione di farlo nella maniera più consapevole possibile.

DOPO IL PARTO

La neomamma potrebbe avere un calo della vista mentre allatta il bambino, anche se di solito nel giro di due mesi dal parto tutti i fastidi che può aver incontrato si esauriscono permettendole di tornare alla normalità. Ci sentiamo però di consigliare sempre una visita oculistica di controllo dopo il parto e/o dopo aver concluso l’allattamento.

Come in tutte le situazioni della vita, e a maggior ragione in gravidanza, capita che diversi interrogativi prendano il sopravvento. È da considerarsi normale sotto alcuni aspetti. L’importante è che tutte le domande ottengano adeguata risposta da un professionista qualificato piuttosto che da un passaparola tra mamme. E non perché non possa corrispondere a verità, ma soltanto perché ogni gravidanza è unica e va trattata come tale. Avere qualche timore è logico, ricevere risposte corrette per la propria esperienza lo è altrettanto.

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Miodesopsie

Vi è mai capitato di “vedere” all’interno del campo visivo dei filamenti che si muovono? È una condizione visiva che vi porta a percepire la presenza di questi corpi mobili chiamati anche “mosche volanti” e che possono avere diverse forme quali filamenti, anelli, macchie grigiastre o puntini neri. Quali sono le cause? Come curare o eliminare questa sensazione?

occhio con miodesopsia

I SINTOMI

Come già abbiamo spiegato nei blog precedenti (che comunque vi invitiamo a rileggere a scopo di approfondimento: “Un viaggio all’interno dell’occhio umano) i due terzi posteriori dell’occhio sono occupati da una sostanza gelatinosa chiamata corpo vitreo. A causa di motivazioni diverse, questo liquido viscoso nel tempo (o per uno shock) può modificare la sua struttura e la sua densità perdendo in parte la sua naturale trasparenza.

Il primo sintomo è dato proprio dalla percezione visiva di questi corpi mobili che seguono la direzione dello sguardo fermandosi solo quando è lo stesso sguardo a farlo. Un altro sintomo può essere la vista annebbiata o offuscata, ombre diffuse nel campo visivo che si spostano insieme allo sguardo e la presenza di flash luminosi chiamati fosfeni nella parte periferica. Nei casi più gravi invece, si può addirittura avvertire febbre, mal di testa, perdita della vista e cecità parziale o totale.

Normalmente questo disturbo non ha un impatto concreto sulla qualità della vista. Tuttavia, vi possono essere delle formazioni filamentose più importanti ed evidenti tali da portare disattenzione e ridotta capacità di concentrazione su ciò che si sta svolgendo. Questo disturbo viene percepito maggiormente quando si guarda una superficie uniforme chiara e luminosa come una parete, uno schermo bianco o il cielo azzurro illuminato dal sole. Importante sapere che è più frequente durante la stagione estiva perché legata in parte alla disidratazione alla quale siamo tutti più o meno direttamente esposti.

vista con miodesopsia

LE CAUSE PRINCIPALI POSSONO ESSERE

MENTRE TRATTASI DI FATTORI DI RISCHIO QUANDO SONO LEGATI AI SEGUENTI EVENTI

STRESS?

È di fatto appurato che lo stress non genera questa patologia ma ne può facilmente accentuare il fastidio già presente.

COSA FARE QUANDO COMPAIONO LE MIODESOPSIE?

Bisogna recarsi dal proprio oculista di fiducia per sottoporsi ad una visita. Il medico porgerà una serie di domande per ricostruire la storia clinica del paziente e poi procederà con un esame dell’acuità visiva, delle risposte pupillari alla luce e dei movimenti dei bulbi oculari, misurando inoltre la pressione intraoculare. In ultimo si esegue l’oftalmoscopia che permette di valutare la struttura oculare più profonda. Dopo questa attenta anamnesi l’oculista sarà in grado di valutare la situazione e provvedere di conseguenza per un eventuale trattamento, che a volte si traduce in una assunzione temporanea di integratori specifici.

alimentazione miodesopsia

CURE E RIMEDI

Più che cura e rimedi potremmo scrivere di rimedi e trucchi, in quanto non esiste ad oggi una specifica terapia farmacologica in grado di risolvere questo problema. Piuttosto vi sono degli atteggiamenti da considerare per attenuare questo fastidio. Ecco qui di seguito qualche consiglio e rimedio naturale.

RIMEDI NATURALI

BERE MOLTO, soprattutto in estate per mantenere il corpo vitreo ben idratato, minimizzando il fastidio visivo delle “mosche volanti”. Una buona abitudine da accostare a ciò è l’alimentazione ricca di frutta e verdura fresca per un concentrato di vitamine e sali minerali quotidiano. Indicati tutti quegli alimenti a base di collagene e acido ialuronico. Per saperne di più leggi “Cibo per gli occhi”.

OCCHIALI DA SOLE. È un rimedio efficace, soprattutto perché filtrando parte dei raggi solari viene mitigato l’effetto ombra proiettata sulla retina dai corpi mobili. Ovviamente utilizziamo soltanto occhiali da sole con lenti di qualità bandendo tutti quei finti occhiali che troviamo a basso prezzo e che non sono in grado di proteggere i nostri occhi. Per un maggiore approfondimento basta leggere il seguente blog “Difendere gli occhi dal sole”.

CERVELLO. Nella maggior parte dei casi questa macchina perfetta troverà la soluzione in maniera autonoma. Cosa si intende? Esso ha una grande capacità di adattamento e quindi con il tempo impara ad escludere (o a porre in secondo piano) queste “mosche volanti”, migliorando notevolmente la visione prima compromessa.

RIMEDI INVASIVI

VITRECTOMIA. Nel caso in cui questo problema divenisse realmente invalidante è possibile procedere con un trattamento chiamato vitrectomia. È un intervento invasivo che comporta alcuni rischi potenzialmente gravi come infezioni e distacco della retina. Esso permette di rimuovere parte del corpo vitreo sostituendolo con un mezzo analogo definito come sostituto vitreale, permettendone la rigenerazione.

VITREOLISI YAG LASER. Oggi è anche disponibile anche questa nuova tecnologia. È una procedura meno invasiva e meno indolore della vitrectomia. Viene eseguita ambulatorialmente sottoponendosi a tre o quattro sedute con trattamento laser. Il risultato finale è che le fastidiose opacità evaporano, riducendosi a dimensioni tali da non arrecare più fastidio. L’unico limite di questo intervento è dato dal fatto che non tutti i pazienti vi si possono sottoporre e la principale controindicazione è data dalla vicinanza del corpo mobile al cristallino o alla retina. Nel primo caso il laser rischia di creare una cataratta, nel secondo un danno alla retina.

In conclusione, le mosche volanti sono un disturbo facilmente gestibile. E come sempre la parte principale spetta a noi, nella gestione quotidiana di questo fastidio. Bere molta acqua, mangiare sano ed eventualmente farci consigliare dal nostro oculista un buon integratore, sono le soluzioni che di solito risolvono la situazione. E indovinate un po’? Il consiglio ultimo è sempre quello di sottoporsi annualmente ad una visita oculistica per monitorare la propria salute visiva e poter intervenire tempestivamente su più fronti.

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Esistono diversi tipi di lenti correttive: divergenti, convergenti toriche, sferiche e asferiche ma in che modo esse sono in grado di correggere i difetti visivi? E Quali sono i migliori alleati tra le montature per supportare la parte cruciale della correzione visiva? In questo Blog spieghiamo brevemente come le lenti permettano a seconda del difetto visivo di tornare a vedere in maniera corretta, valutando anche quale montatura sia meglio utilizzare a supporto delle lenti e per ottenere il miglior risultato estetico per chi le deve utilizzare.

LENTI DIVERGENTI PER CORREGGERE LA MIOPIA

La miopia rappresenta la condizione in cui si hanno delle difficoltà a vedere da lontano, la vista appare sfuocata. Il termine “miopia” deriva dal greco “myo” che significa “sto chiuso” proprio per indicare l’abitudine a strizzare gli occhi per cercare di vedere meglio da lontano.

Le cause della miopia possono essere differenti: bulbo oculare più lungo del normale, curvatura della cornea o del cristallino maggiore della norma, eccessivo potere refrattivo del cristallino.

Per correggere questo difetto si utilizzano le lenti divergenti o concave o ancora negative. Esse appaiono più grosse nei bordi e diminuiscono il loro spessore al centro. Questo effetto permette ai raggi di luce che la attraversano di essere separati e quindi di divergere, di allontanarsi, perfezionando l’immagine e rendendola così definita.

La lente può presentarsi biconcava (entrambe le superfici sono concave), piano concava (una superficie piana e una concava) o menisco divergente (una superficie è leggermente convessa e l’altra concava).

Il problema dell’occhio miope è che il punto focale è spostato in avanti rispetto a quello di un occhio sano. Utilizzando la lente divergente o mono focali di segno negativo si riporta l’immagine sulla superficie della retina riuscendo nella messa a fuoco.

LENTI CONVESSE POSITIVE O CONVERGENTI PER CORREGGERE DIVERSI DISTURBI

Quando i raggi luminosi degli oggetti passano attraverso a questi tipi di lente si uniscono (convergono) in un punto determinato. Lo spessore di questa lente convessa, al contrario di quella divergente, si sviluppa al centro divenendo più sottile verso i bordi.

Questo tipo di lente si rende utile per correggere l’ipermetropia (quando le immagini si formano dietro la retina), la presbiopia (incapacità di focalizzare correttamente gli oggetti vicini) e alcuni tipi di astigmatismo, che però andiamo ad approfondire più avanti.

Queste lenti possono essere biconvesse (entrambe le superfici sono convesse), piano convesse (una superficie è piana e l’altra è convessa) o concave convesse (una superficie è leggermente concava e l’altra convessa).

La proprietà di questa lente sta nel far convergere i raggi luminosi “accorciandone” il riflesso sulla retina in modo che l’immagine risulti nitida.

Tipologie di lenti correttive

LENTE TORICA PER CORREGGERE L’ASTIGMATISMO

Nell’astigmatismo, diversamente da quanto accade per le atre patologie elencate sopra, la curvatura della cornea non è uguale in tutti i suoi punti chiamati meridiani, ma varia. Per cui la cornea non è perfettamente sferica. Essere astigmatici significa che il sistema oculare ha due fuochi anziché uno, posti su due piani diversi ed i raggi luminosi andranno perciò a fuoco non su uno solo di essi ma su due linee perpendicolari l’una all’altra chiamate linee focali. Questo crea una visione raddoppiata. Per cercare di correggere questo disturbo si fa uso della lente torica, la quale lavora su entrambi i meridiani differentemente.

LENTI SFERICHE E ASFERICHE

Una ulteriore suddivisione tra lenti si può fare tra lenti sferiche e asferiche. Le prime vengono utilizzate per la correzione di bassi poteri positivi e negativi. L’area di visione nitida è limitata ad esprimere il suo massimo potenziale con basse diottrie e al centro della lente. Le lenti asferiche vengono utilizzate spesso invece per correggere disturbi maggiori perché non peggiorano le caratteristiche estetiche dell’occhio.

Le lenti asferiche sono disegnate per avere una superficie più piatta e risultano essere più leggere e sottili. Questo tipo di lente è più comoda da indossare e più gradevoli alla vista migliorando la percezione di un osservatore esterno della grandezza dell’occhio (il famoso occhio da talpa), cosa che capita quando si utilizza una lente sferica per una miopia importante (per esempio). Inoltre, essendo le lenti asferiche più sottili, il numero di montature che si possono prendere in considerazione in termini di design sono maggiori dovendosi curare meno dello spessore della lente e quindi della solidità del risultato finale.

Uno svantaggio poco rilevante che deriva dall’uso di queste lenti asferiche sta in una possibile piccola distorsione delle immagini a livello periferico costringendo chi le porta a ruotare il capo verso l’oggetto che si vuole osservare e non semplicemente l’occhio come invece accade per le lenti sferiche. Questo svantaggio però svanisce nel momento in cui si arriva a sviluppare una routine comportamentale.

lente progressiva

LENTI PROGRESSIVE

Chiudiamo con le lenti progressive. Questo tipo di lenti permette con un solo paio di occhiali di risolvere anche più di un disturbo contemporaneamente: miopia, ipermetropia e astigmatismo oppure se si soffre di presbiopia, un problema che da sempre ci accompagna quando si raggiunge una certa età. Queste lenti, si può dire sono l’evoluzione di quelle bifocali, le quali presentano sulla lente una linea piuttosto evidente che provoca un cambio di messa a fuoco, come se fossero due lenti diverse attaccate. Le lenti progressive invece offrono un cambiamento di messa a fuoco più graduale e confortevole.

Per adattarsi all’uso di queste lenti potrebbe volerci un po’ di tempo e il trucco è ABBITUARSI a portare queste lenti quando si è seduti, in modo che i cambi di messa a fuoco, a seguito dello spostamento della pupilla in alto e in basso, in funzione di quello che si sta guardando, non creino il disturbo di vertigini o altro. Ma questa sensazione è solo transitori e si risolve dopo poco tempo, quando il cervello si è abituato.

In mezzo a tutte queste lenti in grado di risolvere quasi tutti i problemi visivi, ci teniamo a ricordare che il ruolo più importante lo gioca proprio l’ottico e l’optometrista a cui ci si rivolge, che suggerirà la montatura migliore su cui montare le stesse. È necessario affidarsi solamente a professionisti che dimostrano di tenere alla salute visiva del cliente, proponendo il giusto occhiale e i giusti servizi.

È molto importante che il consumatore sia consapevole e che richieda un prodotto di qualità per risolvere il suo problema visivo e che non si affidi solamente al miglior offerente, ma soprattutto che scelga una montatura degna di questo nome. Essa deve avere dei requisiti minimi che vanno bel oltre le varie promozioni che invece spesso vengono reclamizzate. Promozioni “SUPER VANTAGGIOSE” come già detto più volte di solito lo sono solo di facciata.

Quando si ordina un’occhiale nuovo si dovrebbero scegliere le lenti migliori, abbinate ai trattamenti più adatti alle proprie esigenze (anti riflesso, protezione luce blu, indurimento ecc…) e la montatura deve essere inclusa in questa catena decisionale con la stessa importanza se non addirittura superiore perhcè se la montatura è di scarsa qualità si romperà presto e probabilmente si faticherà, o non sarà possibile, a ripararla e a quel punto anche le lenti saranno da buttare.

La montatura che sosterrà lenti per correggere un disturbo visivo di una certa entità non potrà essere troppo grande. Essendo le lenti spesse sporgerebbero dal frontale in maniera antiestetica e l’occhiale potrebbe risultare inoltre pensante da indossare. La scelta ottimale ricadrà invece su una montatura con un taglio che permetterà alle lenti di assottigliarsi il più possibile. Oppure ancora chi soffre di particolari disturbi alla vista ed è costretto a delle lenti piuttosto spesse, dovrebbe scegliere una montatura in acetato dai profili piuttosto spessi e robusti tralasciando magari montature in metallo sottili e CHE MOSTREREBBERO PARTE DELLO SPESSORE DELLE LENTI.

Scegliendo delle lenti progressive sarebbe meglio adattarle su una montatura alta in modo che la capacità di adattamento alle diverse distanze sia equilibrato e soprattutto ben definito. Al contrario con una forma stretta si beneficerà meno dei suoi vantaggi.

Concludiamo dicendo che lo spessore delle lenti è un aspetto da tenere in considerazione non solo da un punto di vista estetico ma soprattutto da un punto di vista tecnico. Affidiamoci solo a ottici e optometristi che spiegano tutte le peculiarità da tenere in considerazione durante la scelta della soluzione più performante:

Insomma, non rincorriamo lo sconto a tutti i costi o la promozione più vantaggiosa. Sulle lenti e sulle montature da abbinarci si deve mantenere un equilibrio che rispetti qualità e prezzo, altrimenti a perderci saremo solo noi.

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Oggi giorno siamo tutti VIDEOTERMINALISTI. Scopriamo insieme il significato, i sintomi e le buone regole di comportamento davanti al monitor.

Alcuni di noi sono i Videoterminale dipendenti altri meno, ma spendiamo comunque il nostro tempo davanti ad uno schermo per i più svariati motivi. Al primo posto troviamo il lavoro come motivo principale che ci porta all’uso del terminale. Dopo di che per bambini, giovani adulti, e oggi anche i più anziani, il cellulare/tablet è lo strumento di studio e svago più utilizzato. Insomma, nessuno per nessuna ragione sfugge allo schermo digitale.

Questa tendenza negli ultimi venti anni ha subito una accelerata non indifferente soprattutto dall’introduzione sul mercato del primo IPhone nel 2007. L’utilizzo dei dispositivi digitali è andato occupando proporzioni sempre crescenti della nostra vita e giocando un ruolo sempre più importante e fondamentale in ogni tipo di attività quotidiana.

Ma cosa succede al corpo quando si guarda uno schermo digitale?

Passare tanto tempo davanti ad uno schermo digitale porta gli occhi a lavorare di più e più intensamente sviluppando la Computer Vision Syndrome (CVS)ovvero “Sindrome da affaticamento visivo da videoterminale”. Questa condizione definisce l’insieme di fastidi oculari e visivi che possono insorgere di conseguenza dall’utilizzo prolungato dei computer e degli altri dispositivi digitali.

L’angolo e la distanza mentre si guarda un monitor rispetto a quando si legge un libro o si scrive o si svolgono altre attività sono differenti, richiedendo al sistema visivo un lavoro e un focus maggiore.

Secondo diversi studio quasi il 30% (percentuale molto alta) degli utilizzatori trascorre anche più di 10 ore al giorno davanti ad uno schermo e spesso senza neppure prendere una pausa.

Come più volte è già stato sottolineato, anche se non si soffre di disturbi alla vista ma si è coinvolti in un tour de force davanti a dispositivi vari è sempre consigliato fare una visita oculistica annuale per evitare che situazioni del tutto risolvibili diventino poi irreversibili.

SINTOMI COMUNI DI AFFATICAMENTO DA VIDEOTERMINALE:

Ecco quali sono i segnali che permettono di comprendere se si è affetti fa CVS:

Essi possono essere causati dalla poca o troppa luce nella stanza o da riflessi sullo schermo del computer, da una inappropriata distanza dal terminale o da una errata postura. A volte però tali disturbi potrebbero essere scatenati da problemi alla vista mai risolti o curati o mai accertati. Questa situazione poi si amplifica a seconda di quanto tempo si passi davanti ad un monitor.

La maggior parte di questi disagi sono comunque temporanei e si risolvono quando l’attività svolta al pc termina. Col passare del tempo però questi effetti indesiderati ci metteranno più tempo a svanire, peggiorando in caso di patologie visive già presenti e con l’avanzare dell’età. Quindi anche se il fastidio potrebbe essere transitorio, stare attenti è importante così da correggere immediatamente la propria condizione ed eliminare/diminuire ogni rischio legato a tale sindrome.

Per definire una CVS (computer vision syndrome) si può semplicemente ricorrere ad una visita oculistica completa. L’anamnesi del paziente serve per confermare la presenza o meno di eventuali sintomi e se questi sono causati anche da altri problemi di salute, farmaci assunti o altri fattori ambientali. Con una visita di questo tipo si controlla anche l’acuità visiva e la necessità di una lente correttiva per eventuali altri difetti visivi fino a questo momento sconosciuti o non trattati. In questa fase il medico valuta anche come gli occhi lavorano insieme, se si muovono all’unisono, e se rispondono correttamente agli stimoli esterni.

affaticamemto visivo da videoterminale

TRATTAMENTI

Le soluzioni per questa particolare situazione sono molteplici e varie. La maggior parte delle quali è prevista una parte di prevenzione e cura nei confronti degli occhi. Per alcune persone può comunque essere d’aiuto indossare un paio di occhiali appositi con un semplice filtro anti-luce blu per la visione al pc (anche se per le restanti attività giornaliere non è assolutamente necessario o consigliato indossarne uno). E per chi indossa già gli occhiali non è altrettanto vero che quelli indossati siano adeguati alla visione di uno monitor.

Da valutare sempre la posizione de pc mentre si lavora, si studia o ci si svaga. Oltre ad avere uno schermo degno di questo nome bisogna fare caso alla nostra postura quando ci siamo di fronte. Per essere sicuri della postura da tenere affidiamoci a qualche piccolo accorgimento:

POSIZIONE DELLO SCHERMO

L’ideale è avere lo schermo 15//20 gradi al di sotto del livello visivo e a 50//80 cm dal viso. La maggior parte delle persone trova più confortevole guardare il monitor con gli occhi che leggermente guardano verso il basso piuttosto che in maniera diretta e diritta.

LUCE

Gioca un ruolo fondamentale perché bisogna posizionarsi in un punto in cui non vi siano bagliori e riflessi sullo schermo tali da limitare e disturbare la visibilità quindi aumentare lo stress visivo. Se non è possibile trovare una posizione ideale per minimizzare o annullare questo disturbo, si può sempre utilizzare un filtro antiriflesso da applicare sul monitor per eliminare qualunque distrazione luminosa.

SEDUTA

La sedia o poltrona su cui trascorrere gran parte del tempo deve essere confortevole e adatta al fisico della persona che la utilizza. L’altezza della sedia deve essere tale da permettere ai piedi di appoggiare comodamente sul pavimento senza rimanere sospesi. Le braccia devo rimanere in linea con il corpo per essere da sostegno mentre si digita. Molto importante è la posizione del polso, che deve rimanere appoggiato sulla scrivania e non sulla tastiera.

RIPOSO

Ricordiamoci di concederci una pausa ogni due ore di lavoro al pc di almeno 15//20 minuti, distraendoci con qualche altro compito assolutamente non legato ad altri schermi come cellulari, tablet o televisori.

IDRATAZIONE OCULARE

Per aiutare a prevenire l’insorgere di disturbi è buona cosa ricordarsi si lubrificare frequentemente gli occhi attraverso l’uso dello strumento più potente che abbiamo: le palpebre. Così facendo la superficie dell’occhio rimane umida e idratata.

accorgimenti per prevenire affaticamemto visivo da videoterminale

ECCO DI SEGUITO QUALCHE CONSIGLIO PER CHI SOFFRE DI AFFATICAMENTO VISIVO DA VIDEOTERMINALE

Per tutti coloro che svolgono un lavoro al terminale o che sono portati a spendere del tempo davanti ad un monitor si consiglia una visita di controllo dal medico oculista almeno una volta l’anno. Quando si affronta la visita specialistica è molto importante sottolineare al medico quale tipo di lavoro si svolge in modo che possa consigliare eventuali filtri aggiuntivi anti-luce-blu alle lenti che prescrive.

Minimizzare le influenze di agenti invisibili come la conosciuta luce blu (per saperne di più leggete il nostro blog “Vi presento la luce blu”) attraverso lenti speciali oppure di fattori esterni come bagliori, riflessi sul monitor e display poco puliti utilizzando tende per regolare l’intensità della luce e dei filtri speciali per monitor per eliminare eventuali riflessi oltre che una pulizia frequente degli strumenti.

E per concludere, le 3P del “mai più senza”:

POSTURA

Mantenere la schiena e le spalle ben dritte per non affaticare la colonna vertebrale. I piedi devono essere appoggiati bene a terra, il collo dritto per non creare tensioni a livello cervicale e i gomiti con un angolo di 90//100° per esser allineati con i polsi.

POSTAZIONE

Il Pc o il dispositivo che si usa deve essere posto al centro della scrivania o comunque dell’ambiente in cui si lavora. Tutto il resto come telefoni, porta documenti, stampanti block-notes etc. devono essere sistemati nelle prossimità. Mantenere lo schermo de PC tra i 50 e gli 80 cm dal viso (ciò dipende anche dalla grandezza dello schermo), mentre la tastiera a 15cm dal bordo della scrivania in modo che le braccia formino l’angolo corretto e i polsi non si affatichino creando tensione alle dita.

PAUSA

Ogni 2 ore di lavoro davanti allo schermo prendersi una pausa di un quarto d’ora per fare due passi, fare qualche esercizio di allungamento posturale, e far riposare la vista. Mentre ogni 30 minuti di lavoro al pc è super consigliato focalizzare la vista su punti più lontani per mantenere attivi i muscoli oculari. Basta anche dedicarsi per qualche minuto ad un’altra attività come fare telefonate, fotocopie, archiviare documenti o semplicemente concedersi una tazza di tè o caffè.

Pronti a fare un check sulla vostra postazione da videoterminalisti?

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La maculopatia, chiamata anche degenerazione maculare provoca una seria riduzione se non addirittura una perdita importante della capacità di vedere nitidamente. In uno stadio avanzato della malattia l’occhio non riconosce più la parte centrale di ciò che guarda, ma soltanto la parte esterna dell’immagine. Questa patologia intacca la macula, posta al centro della retina, la quale serve per formare la parte centrale della visione, quella, cioè, più nitida e dettagliata. Il resto della retina serve per la parte periferica dell’immagine e meno dettagliata. Pertanto, quando la macula si ammala l’occhio non vede più bene i singoli particolari delle immagini.

Le forme di degenerazione maculare nel dettaglio

MACULOPATIA SENILE

Essa è legata all’età ed è il tipo più riscontrata negli over 60. Si distinguono due forme: secca e umida. La maculopatia secca è la più frequente (90% dei casi) in cui la retina di assottiglia perché le cellule visive smettono di funzionare rallentando il trasporto dei fattori nutritivi e l’eliminazione dei rifiuti, e alla formazione di depositi intraretinici, arrivando ad un graduale oscuramento della vista. In alcuni casi questo tipo di degenerazione maculare può progredire nella sua forma umida. Questo secondo tipo invece rappresenta solo il 10% dei casi totali ed è caratterizzata dalla crescita di vasi sanguigni anomali con la fuoriuscita di sangue e fluidi, i quali si raccolgono sotto la macula e la sollevano. Questa forma è più aggressiva rispetto alla prima in quanto si può arrivare alla perdita della visione centrale in maniera rapida e grave.   

MACULOPATIA MIOPICA

E’ tipica nella miopia sopra le 10 diottrie e diventa più facile svilupparla con l’avanzare dell’età. Essa è una conseguenza del fatto che nei soggetti miopi l’occhio è più lungo e la macula viene stirata e costretta ad occupare uno spazio maggiore.

MACULOPATIA DIABETICA

Si manifesta nelle persone affette da diabete e laddove il controllo della glicemia non è del tutto ottimale. Il manifestarsi di questa maculopatia non è parallelo al diabete o immediatamente conseguente; di solito ci vogliono diversi anni prima di avvertire qualche segnale.

MACULOPATIA A CELLOPHANE

E’ una forma di maculopatia legata all’età ed è caratterizzata dalla crescita nella parte interna della retina di una sottile membrana (detta epiretinica) che con il tempo può portare ad una visione distorta delle immagini. Nei casi più gravi questa membrana col tempo si inspessisce deformando la retina stessa e arrivando a strappare la macula (creando così un Foro Maculare).

MACULOPATIA DOPO TROMBOSI VENOSA

Si verifica quando viene ostruita la circolazione di una vena o arteria retinica. L’occlusione può interessare la vena centrale oppure solo un ramo di essa. Il blocco della circolazione del sangue provoca emorragie retiniche con possibile sviluppo di aree ischemiche e/o di edema maculare con ripercussioni sulla vista. In questi casi è fondamentale risalire alle cause della trombosi per evitare il ripetersi di questi fenomeni anche in altri distretti come cuore e/o cervello.

MACULOPATIE EREDITARIE O GENETICHE

possono presentarsi in soggetti giovani. Esse sono legate ad alterazioni genetiche spesso presenti in più membri della famiglia. Questo tipo di maculopatie vengono più correttamente definite distrofie maculari lasciando il termine “degenerazione” alle patologie legate all’avanzare dell’età.

I sintomi più comuni per le maculopatie in genere sono i seguenti:

Fattori di rischio

La causa esatta della degenerazione maculare ad oggi rimane ancora una sconosciuta. Ma a dire il vero possiamo identificare alcuni fattori di rischio che possono esporre un soggetto alla malattia. Primo fra tutti i fattori troviamo l’età. Molti studi dimostrano che le persone con più di 60 anni sono chiaramente più a rischio. Altri fattori sono il fumo e l’alcool, l’esposizione alla luce del sole senza protezione per lungo tempo, familiarità, diabete, alimentazione non equilibrata e malattie cardiovascolari, obesità, alti livelli di colesterolo nel sangue. In alcuni studi è emerso che la popolazione caucasica sia più predisposta di altre verso questo tipo di patologia.

Test di Amsler

Test di Amsler è uno dei test più semplici ed efficaci in grado di individuare il sintomo più comune della maculopatia che è la Metamorfopsia e cioè la deformazione, ondulazione e distorsione di tutto ciò che è dritto. È un test veloce composto da una rappresentazione grafica fatta di linee che formano un fitto reticolo e che si può svolgere anche a casa seguendo delle semplici istruzioni. L’importante è agire immediatamente recandosi dal proprio oculista nel caso in cui si riscontrino delle anomalie quali: linee distorte, linee mancanti e degrado della visione centrale. È consigliato a tutte le persone di età superiore ai 50 anni, persone con miopia elevata, persone che già soffrono della malattia in un occhio e persone con presenza di fattori di rischio. Cliccando qui potete scaricare il file .pdf con il test di Amsler. Se una qualsiasi zona della griglia appare ondulata, sfocata o scura ci si deve recare immediatamente dal proprio medico di fiducia.

Accanto al test di Amsler troviamo numerosi altri test che il medico oculista proporrà per definire le condizioni del paziente e trovare la soluzione migliore.

In conclusione

Ad oggi possiamo dire cha la degenerazione maculare non porta mai alla cecità totale, ma pregiudica a volte di molto la qualità della vita se non affrontata in maniera tempestiva. Per la degenerazione maculare secca come per quella umida non esistono ad oggi trattamenti risolutivi specifici. In questo caso le misure da adottare sono preventive volte a evitare la progressione della malattia. Nella maculopatia secca vi sono dei comportamenti da tenere partendo dal proprio stile di vita e abitudini comportamentali, mentre per quella umida gli interventi sono un po’ più invasivi.

La maculopatia può causare vari gradi di perdita della vista. Ma se non trattata o diagnosticata in fase avanzata può causare una grave perdita della visione centrale e nel malaugurato caso vengano colpiti entrambi gli occhi si potrebbe verificare una diminuzione significativa nella qualità di vita.

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Prima o poi tutti nella vita, da quando abbiamo accesso a internet o per meglio dire a Google, abbiamo passato qualche minuto in rete a cercare quanti tipi diversi di colore degli occhi possono esistere. E soprattutto quali sono i più rari o i più particolari. Abbiamo indagato sul colore degli occhi di Liz Taylor, o ci siamo incantati davanti a meravigliosi occhi azzurri di bambini appena nati.

Ebbene l’iride – così si chiama la parte colorata dell’occhio – è un tratto distintivo della nostra persona e addirittura un tratto che ci può identificare perché unica, come l’impronta digitale. Ma vediamo nello specifico perché l’iride è colorata.

DA COSA È DATO IL COLORE DEGLI OCCHI

Il colore degli occhi è determinato dalla quantità e dal TIPO di melanina presente nell’epitelio pigmentato (parte posteriore dell’iride), dalla composizione e dallo spessore dello stroma (sottile tessuto connettivo nella parte anteriore dell’iride), e dalla densità cellulare di quest’ultimo (caratteristica importante soprattutto per le persone con gli occhi chiari).

La melanina è lo stesso pigmento responsabile anche del colore della pelle, del colore dei capelli e delle lentiggini sul viso.

In base alla quantità prodotta di questa sostanza, l’occhio assume uno spettro di colori abbastanza ampio: dall’azzurro al nero.  Ma cosa determina la quantità di melanina negli occhi? Niente di più “facile”: la genetica. Essa codifica l’ordine di quanta melanina cedere all’iride. Più melanina si avrà negli occhi e più questi saranno scuri.

La melanina consiste solo nei colori giallo, marrone, rosso e nero e si suddividono in:

occhio, iride e melanina

E GLI OCCHI AZZURRI DA DOVE ARRIVANO?

Nell’occhio non è presente il pigmento blu o verde. Gli occhi che presentano una grande quantità di melanina sono in grado di assorbire più luce e disperderne poca, mettendo in risalto il colore marrone. Quando invece è presente poca melanina nell’iride, il quantitativo di luce che viene assorbita è minore, quindi l’iride ne disperde e riflette una maggiore quantità.  Questo fenomeno, che va a scomporre la luce assorbendo più facilmente le onde a bassa frequenza (luce rossa) e riflettendo le onde ad alta frequenza (luce azzurra e verde) è definito effetto RAYLEIGH ed è lo stesso motivo che ci permette di vedere azzurro il cielo.

I BAMBINI NASCONO CON GLI OCCHI CHIARI

Quando nasce un bambino i suoi occhi sono di solito azzurri (ad eccezione dei neonati dalla carnagione scura che al momento della nascita hanno già occhi scuri) perché il suo corpo non ha ancora cominciato a produrre melanina per definirne il colore. Il processo di pigmentazione dell’occhio richiede almeno 6 mesi per definire sfumatura ma comunque il colore sarà definitivo solo verso i 3 anni.

La definizione del colore dell’occhio non è comunque una cosa molto semplice e dipende da 150 geni che ne influenzano il colore. Alcuni geni svolgono un’azione importante mentre altri portano un piccolo contributo. Attualmente vi sono tre geni associati al colore degli occhi e sono EYCL1, EYCL2, EYCL3 responsabili dei tre principali fenotipi del colore degli occhi marroni, verdi e azzurri.

DI CHE COLORE SONO I TUOI OCCHI?

MARRONE

In questa categoria rientra più della metà della popolazione mondiale, considerando dal marrone più chiaro al marrone più scuro. Questi sono più ricchi di melanina nello stroma (parte anteriore della retina) e sono in grado di assorbire anche la luce a lunghezza d’onda corta. È il colore dominante nell’uomo e quello che naturalmente ci appartiene.

AZZURRO // BLU

Sono glaciali e imperscrutabili, sanno essere fulminanti e lasciarti di sasso. È il secondo colore più diffuso al mondo 8/10% della popolazione mondiale. Questa colorazione dipende da bassa densità dello stroma e carenza di melanina, presente soprattutto nella parte posteriore della retina. A causa di ciò le onde corte non vengono assorbite bensì riflesse. La maggior parte delle persone con gli occhi azzurri è di origine europea. Questo colore si definisce recessivo rispetto al marrone (dominante).

NERO

Sono occhi quasi completamente neri e ciò è dovuto da una sovraproduzione di melanina. Un occhio nero con assenza (totale o parziale) di iride è affetto da aniridia – una condizione molto rara. Questo colore è presente in asia orientale, sud est asiatico e fra gli aborigeni, in Africa, sud America e in molte zone del Medio Oriente. Solo l’1% della popolazione ha l’occhio quasi totalmente nero (Nb: il nero assoluto in natura non esiste!).

NOCCIOLA

Solo il 5/8% della popolazione ha questo colore che spazia tra il marrone chiaro al verde//oro scuro. È dato da una presenza di melanina inferiore rispetto al marrone ma superiore rispetto all’azzurro nella parte frontale dell’iride. In questi casi può essere che l’occhio appaia di colore ambrato vicino alla pupilla e verde più scuro verso la parte esterna. Questa tonalità è difficile da definire perché cambia parecchio a seconda di cosa si indossa o del tipo di illuminazione.

AMBRA

sono bellissimi e tra i più rari al mondo. Li possiedono meno del 5% della popolazione mondiale dislocati soprattutto in Asia e Sud America. Spaziano tra una tonalità giallo oro e rame rossastra, a tinta unita e non sono presenti sfumature di marrone o verde. Ciò potrebbe essere dovuto alla deposizione di un pigmento giallo detto lipocroma nell’iride, tipicamente visibile nei lupi, gatti, gufi e aquile.

VERDE

Solo il 2 % della popolazione mondiale ha gli occhi di questo colore. È una particolare tonalità che va dal verde giada al verde oliva o addirittura al verde prato, comune in Irlanda e Scozia e nell’Asia Centrale. Negli occhi verdi la parte frontale dell’iride contiene pochissima melanina del tipo feomelanina. L’effetto della scomposizione della luce che abbiamo spiegato sopra va a mischiare la pigmentazione azzurra con quella giallastra ottenendo appunto il VERDE. Lo sapevi che gli occhi verdi sono più comuni tra le donne che tra gli uomini?

GRIGIO

Questa sfumatura simile all’azzurro ha scarsissima pigmentazione al suo interno ma contiene appena più melanina rispetto alla variante più chiara. Inoltre, è presente più collagene che aiuta alla luce a disperdersi facendo apparire gli occhi grigi. Molto comune nell’Europa orientale.

ROSSO

Nella quasi totalità dei casi si accompagna ad una condizione di albinismo e cioè una mancanza totale di melanina nell’iride e nel corpo. In pratica l’occhio è quasi trasparente e il rosso (o il rosa) è dato dalla presenza di vasi sanguigni sulla superficie dell’iride. Chi ha gli occhi rossi è più portato ad avere problemi alla vista.

VIOLA

Sono gli occhi di Liz Taylor. Una gradazione del blu che spazia verso il grigio producendo questo effetto meraviglioso che si può notare soprattutto se aiutata o enfatizzata magari attraverso il trucco o le luci. Questo colore lo possiamo ritrovare in una persona albina con danni causati all’iride dalla luce del sole. In questo caso l’azzurro e il rosso si fondono creando questo colore così particolare.

OCCHI MULTICOLORE 🌈

È possibile avere gli occhi di colore diversi? Sì, e questa condizione si chiama ETEROCROMIA ed è una anomalia a causa della quale una persona possiede le iridi di colore diverso. Può capitare che una iride sia di un colore differente dall’altra e si definisce eterocromia completa. Quando la stessa iride al suo interno presenta più colorazioni e si definisce settoriale o segmentale. In ultimo possiamo avere l’eterocromia centrale ossia, l’anello che circonda la pupilla è di un colore diverso rispetto all’anello limbare (il tratto più esterno dell’iride).

colori degli occhi

IL COLORE DEGLI OCCHI PUO’ CAMBIARE?

Bellissima domanda! La risposta è sì, può cambiare in maniera marginale e lo può fare in diversi momenti della vita. Primo evento tra tutti la nascita come già abbiamo spiegato. Inoltre, vi sono altri elementi che possono modificare il colore degli occhi. Vediamone alcuni:

Età: come già detto i bambini quando nascono hanno occhi chiari, e solo verso i 3 anni il colore si stabilizza. Ma anche con l’avanzare dell’età gli occhi possono schiarirsi esattamente come i capelli che diventano bianchi per una minore produzione di melanina.

Intensità della luce: in un ambiente con luce soffusa le nostre pupille saranno più dilatate facendo apparire l’iride leggermente più scura. Mentre all’aumentare della luce accade il contrario, la pupilla si restringe mettendo in risalto tutte le sfumature dell’iride.

Umore: Le nostre emozioni, come gioia, eccitazione, rabbia… possono influenzare la dilatazione o meno della pupilla. Inoltre, è scientificamente provato che il colore degli occhi appare più vivido e brillante quando siamo gioiosi e più scuro quando siamo tesi e arrabbiati.

Alimentazione: quando l’alimentazione è equilibrata e sana gli occhi appariranno più sani, e di conseguenza, più luminosi e con un colore più vivido. Facciamo caso anche a quando siamo malati: i nostri occhi lo sanno sottolineare benissimo.

Incidenti: essi possono modificare il colore dei nostri occhi inibendo la produzione e il deposito di melanina. Spesso può capitare che vi sia un parziale cambio colore dell’iride.

Trucco e Vestiti: anche il modo in cui ci vestiamo e trucchiamo influenza il colore degli occhi, andando a determinare qualche riflesso ed enfatizzando il colore naturale.

E se proprio vogliamo cambiare colore in maniera totale possiamo indossare lenti a contatti colorate e dai divertentissimi effetti, tonalizzanti, coprenti o particolari (perfette per Halloween). Esistono sia graduate, per coloro che devono correggere qualche difetto della vista, sia neutre per chi di problemi non ne ha oppure per chi indossa insieme a questo tipo di lenti anche gli occhiali.

I nostri occhi sono belli così come madre natura ce li ha concessi, quello che realmente conta è che ce ne prendiamo cura in ogni condizione. Tu che colore degli occhi hai? Mandaci una foto a info@stiloptic.com , le più particolari le pubblicheremo su Facebook!

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In questo Blog vediamo come annientare lo stress da regali e soprattutto scopriamo cosa è di moda regalare quest’anno e cosa assolutamente NO! Con molta ironia, s’intende 😉.

Arriva uno dei momento più attesi dell’anno, il Natale🎄. Una corsa contro il tempo per trovare il miglior regalo di sempre, sia che si tratti di un pensiero sia che si tratti di un regalo da “investimento”. Eh già, perché anche quando si tratta di fare un piccolo dono abbiamo a cuore che esso esprima il nostro pensiero verso la persona che lo riceve.

Ed è proprio questa premura che ci porta a sviluppare ansia e stress persino durante quello che è uno dei periodi più magici dell’anno.

Esistono tipicamente due categorie di persone: coloro che organizzano settimane prima l’acquisto dei regali scrivendo liste accurate già stilate mesi prima e coloro che arrivano sempre all’ultimo per svariati, ed in taluni casi, validi motivi.

Una cosa è certa, più si arriva organizzati e meglio si vive questa incombenza che ad alcuni fa piacere e per altri invece è solo un momento in cui tenere duro.

come scegliere i regali

Ma eccoli qui i consigli giusti per arrivare al giorno di Natale senza troppo stress.

COMPILA UNA LISTA

Non ci crederai mai ma i regali di Natale puoi organizzarli durante l’anno! 🎉🎉🎉 Scrivi delle liste sulla tua agenda personale dove appuntarti di giorno in giorno gli spunti che ti vengono dati dalle persone a te care e dall’ambiente che le circonda. Così facendo avrai talmente tante idee che a quel punto avrai solo l’imbarazzo della scelta.

CALENDARIO DELLO SHOPPING

Ti consigliamo di creare un vero e proprio calendario in cui indicare i possibili momenti liberi per affrontare gli acquisti predefiniti o per una raccolta di informazioni. Più avrai fissato chiaramente questi elementi nella tua testa e meno stress verrà percepito, perché sentirai di avere tutto sotto controllo 💪🏼

REGALI ON-LINE (leggere con attenzione)

Se hai delle difficoltà nel trovare il tempo per andare alla ricerca dei regali compra on-line! Questo però con un occhio di riguardo verso quelle piccole realtà che ti permettono di ricevere la propria produzione direttamente a casa senza recarsi nei loro punti vendita (evitiamo i grandi portali. Loro lavorano già tutto l’anno!). Oppure, prima di metterti alla ricerca “su strada”, una seconda possibilità è quella di valutare on-line le opzioni relative ad un determinato regalo e trovare il punto vendita ideale per procedere all’acquisto, insomma come si dice “andare a colpo sicuro”. In questo modo i tempi vengono ottimizzati e magari si trovano anche idee migliori di quella iniziale.

SCEGLI IL MOMENTO GIUSTO

Evita di fare compere nei momenti più affollati. Anche quando vai sul sicuro sapendo cosa acquistare il nostro invito è quello di trovare un momento in cui anche il personale del negozio sia a tua disposizione per confermarti o meno tutto ciò che ti serve.

CONSIDERA L’ALTERNATIVA

Per ognuno valuta una opzione diversa. Così nel caso in cui il primo regalo fosse divenuto irreperibile avrai già pronta una seconda valida scelta.

REGALI FAI DA TE

In questi momenti particolari, complice un po’ la crisi economica, usa tutta la fantasia che hai per realizzare un regalo fatto interamente da te.

Come si può intuire, per evitare lo stress da regalo, la nostra miglior alleata è l’organizzazione. Ed ora che abbiamo stabilito le regole principali per non farsi sopraffare dal nervosismo vediamo quali sono i regali più gettonati e quali invece sono proprio da evitare.

GIFT CARD

Primo tra tutti quest’anno, aggiudicandosi un posto sul podio, è la GIFT CARD. Bannata dalle liste di qualche anno fa, oggi più che mai invece la GIFT CARD rimane uno dei regali più gettonati. La scelta più frequente ricade su servizi come centri estetici, palestre, abbonamenti digital TV, oppure negozi di abbigliamento e oggettistica. Per perfezionare il regalo consigliamo di abbinare un biglietto di auguri pensato e dedicato alla persona che lo riceve.

Attenzione carissimi OTTICI che questo potrebbe essere un buon momento per introdurre delle Gift Cards ai vs clienti. Pensate a quante motivazioni valide per acquistare un occhiale nuovo magari con il filtro luce blu che ben si addice a grandi e piccini sempre impegnati davanti ad un monitor per i più diversi motivi. Oppure per l’acquisto di un paio di occhiali da sole, che sembra non bastino mai😎. Alcuni già lo fanno e con grande successo, ma la novità di quest’anno è proprio che in tanti sceglieranno di fare un regalo del genere, quindi fatevi trovare pronti!

TV, TABLET ETC..

Dispositivi elettronici, siano essi smart-TV in grado di fare persino il caffè al mattino (scherziamo), oppure tablet, computer, smartwatch, e consolle per videogiochi. Queste richieste nella lettera per Babbo Natale non mancano mai. Ma invece di optare per un dispositivo elettronico oppure “soltanto” quello vi invitiamo ad abbinare quantomeno una montatura con delle lenti speciali anti-luce blu. Tutta la famiglia dovrebbe indossare un paio di occhiali mentre guarda la televisione o il monitor di un computer.

REGALI GREEN

Quest’anno e più di altri anni, il focus sul tema ambientale è presente e anche con una crescente pressione. Ecco perché spuntano tra le liste dei regali gettonati quelli green o a basso impatto ambientale: giocattoli in legno, iniziative per piantare un albero a distanza, regalare una pianta di cui prendersi cura, adottare un alveare, oppure ancora prodotti per l’igiene personale 100% riciclabili o biodegradabili.

REGALI PERSONALIZZATI

Oggi internet offre accesso a qualsiasi servizio e personalizzazione permettendoci di regalare di tutto e di più, dalla mappa astrale del giorno della nostra nascita o del giorno in cui è accaduto qualcosa di importante, agli album fotografici contenenti la storia della vita e creato ad hoc. Oggettistica varia con incisioni e immagini, bracciali e molto altro ancora. Attenzione però: bisogna avere un po’ di confidenza per fare questo tipo di regali così personalizzati.

regalo di natale

E QUALI SONO I REGALI CHE NON BISOGNEREBBE MAI FARE? (a meno che non venga espressamente richiesto) 🌝

PIGIAMA

Questo nemico assoluto, che poi in realtà tanto male non è, spesso si associa ad un periodo di riposo o malessere o addirittura all’ospedale. Diventa carino quando è un invito a passare maggior tempo insieme, in due o più, chiusi in casa nelle fredde giornate invernali, magari guardando la serie TV preferita, e perché no, dopo aver scartato il televisore nuovo (unico vero regalo) che darà maggior senso al pigiama.

PANTOFOLE

È proprio il regalo dell’ultimo minuto, fatto perché “tanto prima o poi si devono cambiare quelle vecchie”. A meno che non siano spiritose e personalizzate, le pantofole sono spesso sinonimo di apatia, dell’età che avanza e del “fare sempre meno”. Poi bisogna essere sicuri del numero che la persona porta e di quale tipo usa abitualmente.

OMBRELLO

Sappiatelo, prima o dopo verrà dimenticato in giro. Piuttosto regalate una piega dal parrucchiere, così se quel giorno piove saranno motivati a ricordarsi dell’ombrello, quello vecchio. 😂

SOPRAMMOBILE

Mai regalare soprammobili di alcuna utilità. No a simboli natalizi come Babbi Natale in plastica danzanti o in ceramica, angeli dallo sguardo perso o ancora oggetti dalla forma strana se non addirittura ambigua. Sì a candele profumate che si consumano e si buttano, e ad oggetti con una scadenza, che mal che vada vi è la scusa per cestinarli una volta scaduti.

CALZETTONI E CAPPELLI

Fatta eccezione per i guanti, che a volte si perdono cadendo dalle tasche, diciamo che calzettoni e cappelli spesso vengono strategicamente dimenticati nel cassetto più remoto di casa. Calzettoni super morbidi e talmente spessi che si deve decidere se indossare quelli o le pantofole perché indossarli contemporaneamente non si può fare (a meno che le pantofole non siano di due numeri più grandi). No ai cappelli perché non si percepisce mai la resa estetica finché non vengono indossati. Senza considerare il rischio di avere i capelli elettrici. Si alle sciarpe in generale anche se restano vietate quelle in pile.

PANETTONE E SPUMANTE

Anche quando lo portate come dolce ad una cena NON vale come regalo. Lo abbiamo fatto tutti, riciclare il panettone e la bottiglia di spumante🍾, tanto non lo scoprirà mai nessuno. State certi, lo stesso panettone e lo stesso spumante, a meno che non venga aperto davanti a voi quella sera, verrà riciclato a qualche altra cena💥.

regalo di natale

Ovviamente questo Blog si avvicina con ironia al tema natalizio, eppure sappiamo bene che le esigenze di tutti sono cambiate in questi ultimi due anni. I nostri desideri si sono spostati verso la cura e la salute per noi stessi e per i nostri cari e verso regali di condivisione e di crescita personale.

Nel mondo dell’ottica di spunti per questo Natale alle porte ne troviamo tanti, primo tra tutti la prevenzione sempre e a qualsiasi età.

Quest’anno siamo tutti più coscienti di quello che NON vorremmo capitasse ancora, costringendoci lontani dai nostri cari. E forse tutti noi ci dovremmo sentire anche un po’ responsabili nei confronti dei nostri clienti e potenziali tali, offrendo la possibilità di migliorarsi e di curarsi al meglio e portandoli ad un livello di consapevolezza che li faccia sentire tutelati e nel posto giusto.

Tanti auguri per un sereno Natale da tutti noi!

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L’occhio è un organo meraviglioso, ed è anche insieme al cervello uno tra i più complessi del corpo umano. Esso è in grado di regalarci la percezione del mondo esterno in termini di colori, profondità e movimento attraverso la luce.

La vista è forse tra i 5 sensi quello più importante. Su di essa basiamo le nostre azioni e reazioni. Inoltre, le aree del cervello deputate alla elaborazione di immagini, sono molto più ampie rispetto a quelle riservate agli altri quattro sensi.

È un organo molto delicato ed è importante imparare come e quando prendersene cura fin da piccoli.

Partiamo dall’inizio. Quando un bambino nasce, è quasi cieco, vede solo qualche ombra, ma nulla di più. Col passare delle settimane il senso della vista si definisce sempre di più permettendo al bambino di realizzare il mondo esterno nelle sue forme e figure. Verso gli 8 mesi avrà acquisito il pieno controllo dei muscoli che muovono gli occhi. E solo dopo i 3 anni sarà in grado di riconoscere l’intera gamma di colori.

Vediamo nello specifico la struttura dell’occhio umano.

L’occhio ha sede nella cavità orbitaria che ha la funzione di contenerlo e proteggerlo. L’occhio, chiamato anche bulbo oculare è formato da tre tonache concentriche:

  1. La più esterna tra le tre si chiama tonaca esterna (fibrosa) funge da attacco per i muscoli estrinseci ed è formata dalla cornea (sesto anteriore) e dalla sclera (cinque sesti posteriori).
  2. Tonaca media o uvea (vascolare) fornisce nutrimento a tutte le strutture facenti parte dell’occhio ed è costituita da coroide, corpo ciliare e iride.
  3. Tonaca interna (nervosa) formata dalla retina.

struttura dell'occhio e la retina

LA SCLERA

È l’organo preposto alla protezione e sostegno dell’occhio. Lo sostiene perché permette l’inserzione dei muscoli che controllano il movimento oculare. È una membrana molto resistente e si compone di una fitta rete di collagene in grado di reagire alle sollecitazioni meccaniche esterne e fungendo anche da protezione. La sclera ha un colorito bianco esternamente mentre la sua struttura interna è bruna in quanto vi aderisce parte del tessuto pigmentato della lamina sovra coroidea. Nel bambino la sclera ha un colorito bluastro perché tale membrana è più sottile e lascia intravedere la parte sottostante altamente vascolarizzata, mentre nell’adulto tende ad essere giallastro (per fattori diversi).

LA CORNEA

È la parte anteriore dell’occhio ed è una struttura trasparente priva di vasi sanguigni. Ricopre l’iride, la pupilla e la camera anteriore. Insieme al cristallino, che è una lente biconvessa situata tra iride e corpo vitreo, la cornea ha la funzione di permettere il passaggio della luce verso la parte interna del bulbo oculare. Essa fornisce circa i due terzi della potenza ottica totale dell’occhio. La sua capacità di convergenza è fissa a differenza del cristallino che varia la sua curvatura per la messa a fuoco delle immagini, grazie ai muscoli ciliari. Questa struttura è densamente innervata e sensibile a tutti gli stimoli esterni, infatti un lieve tocco o soffio provoca il riflesso involontario di chiusura delle palpebre.

LA MEMBRANA COROIDEA

È costituita da vasi sanguigni che provvedono agli scambi metabolici fornendo ossigeno e sostanze nutritive ai tessuti a tutta la struttura oculare. Ha origine vicino al nervo ottico e si estende in avanti. Svolge una funzione ottica molto importante: assorbe i raggi luminosi che raggiungono la parte posteriore dell’occhio impedendo che questi ultimi riflettano sulla superficie sclerale.

L’IRIDE

Semplice da riconoscere perché definisce il colore degli occhi. È una membrana sottile visibile attraverso la cornea. L’iride si divide in due parti: il margine ciliare, quello periferico e il margine pupillare che abbraccia la pupilla. La funzione principale dell’iride è quella di regolare la quantità di luce che penetra all’interno dell’occhio, agendo sul diametro della pupilla facendola allargare o restringere a seconda del grado di luminosità. La pupilla è un foro nero situato al centro dell’iride e ha un diametro variabile a seconda dell’intensità della luce. In caso di scarsa luce (per esempio di notte o al buio) il muscolo dilatatore dell’iride stimola l’apertura della pupilla (midriasi) per far entrare una maggiore quantità di luce. Invece quando l’ambiente è troppo luminoso la pupilla si restringe (miosi) limitando l’ingresso alla luce migliorando la visione. Nota bene, quando questo avviene noi non ce ne accorgiamo perché trattasi di un riflesso involontario.

LO SAPEVI CHE: le sfumature cromatiche e le cripte dell’iride sono alla stregua delle impronte digitali, identificative. Non a caso vi sono riconoscimenti elettronici legati alle impronte digitali e legati anche alle caratteristiche dell’occhio.

IL CORPO CILIARE

Posto dietro l’iride è rivestito per la parte interna da una porzione di retina “cieca” perché senza fotorecettori (e quindi non partecipa alla visione). È un anello concentrico che aderisce alla sclera ed è la struttura specializzata per la produzione di umore acqueo e per l’inserzione di filamenti che aderiscono poi al cristallino. Nel corpo ciliare sono presenti anche fibre muscolari che grazie alla loro contrazione e al loro rilassamento modificano la curvatura del cristallino dando vita al processo di accomodazione visiva.

LA RETINA

È di natura nervosa e si suddivide tra retina posteriore che rimane a contatto con la coroide e retina anteriore a contatto con il corpo ciliare e la retina. Si estende fino al punto emergente del nervo ottico ed è costituita da dieci strati di cellule nervose contenenti i fotorecettori deputati alla funzione visiva. I fotorecettori si suddividono in bastoncelli che contengono un unico tipo di pigmento e consentono la visione in bianco e nero e sono concentrati nella zona periferiche della retina, e in coni che servono per la visione distinta dei colori. Questi ultimi risiedono nella zona centrale della macula chiamata fovea centrale ed è il luogo di massima acuità visiva. I fotorecettori trasformano lo stimolo luminoso in stimolo elettrico e provvedono alla trasmissione di quest’ultimo fino all’encefalo attraverso il nervo ottico.

IL NERVO OTTICO

È simile ad un cavo elettrico costituito da tanti fili ognuno protetto da mielina. Esso trasmette al cervello gli impulsi nervosi generatisi a livello della retina. Il suo decorso è distinto in quattro parti: intrabulbare, intraorbitaria, intracanalicolare, intracranica. Il nervo ottico lascia l’orbita attraverso il canale ottico raggiungendo il chiasma ottico. Dopodiché le fibre nervose decorrono nel tratto ottico e giungono al corpo genicolato superiore situato sulla parte posteriore del Talamo. Da questo punto le fibre nervose si estendono attraverso le diverse aree del cervello, tra cui il lobo parietale, temporale e occipitale. La sua lunghezza solitamente è di circa 5 cm. Grazie a questa lunghezza gli occhi hanno la possibilità di muoversi liberamente. Questo nervo produce tutti i tipi di informazioni visive, come luminosità, percezione del colore etc…

Quanto sia complessa questa parte del nostro corpo lo abbiamo capito fin dalle prime righe, rimane il fatto che è proprio grazie a questo meraviglioso organo che vediamo e percepiamo il monto intorno così come è realmente. Colori, oscurità, ombre e riflessi sono tutti elementi che creano emozioni e sensazioni. L’occhio, apparentemente piccolo ma in grado di donare immagini e informazioni che si trasformano in ricordi da conservare per tutta la vita.

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occhio e visone

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In questo blog ci concentriamo sul meraviglioso lavoro svolto da chi di occhi e occhiali se ne intende, ovvero i specialisti della vista. Vogliamo omaggiare tutti coloro che hanno studiato e che continuano a contribuire fornendo soluzioni visive pratiche e sicure per tutti. Sono oculisti, ortottisti, optometristi e ottici.

Quello che renderemo chiaro è a chi bisogna rivolgersi in base alle necessità. Per ogni situazione ci sono figure specifiche che NON devono essere confuse o credute sostituibili per formazione, esperienza e strumenti utilizzati.

Soprattutto, è importante sapere a chi rivolgersi dopo una visita oculistica, una volta definiti i parametri visivi a cui fare riferimento. Non è MAI sufficiente essere solo un venditore di occhiali per consigliare ed assistere i clienti in un negozio di ottica. Bisogna prima di tutto conoscere la materia, averla studiata e aver fatto tanta esperienza per identificare, tra i diversi disturbi visivi che una persona può avere, la soluzione migliore. E ciò cambia da persona a persona a seconda dell’età e delle abitudini. Insomma, è importante affidarsi ad un specialista che, conoscendo molto bene questi aspetti, sia in grado di percepire il risultato finale.

Vediamo ora nello specifico le diverse figure professionali.

OCULISTA

È il medico degli occhi. È un professionista laureato in Medicina e Chirurgia con abilitazione e attestato di specializzazione in oculistica. Si occupa di quegli aspetti legati a prevenzione, diagnosi e trattamento sia medico che chirurgico di patologie del sistema visivo e annessi, della correzione di vizi refrattivi, strabismo e motilità oculare, glaucomi e malattie neurologiche legate sempre alla vista, sia nell’età infantile che adulta. Si definisce anche OFTALMOLOGO e conosce qual è l’impatto dei diversi farmaci assunti sul sistema visivo e gli effetti collaterali che ne possono derivare. È la figura abilitata ad eseguire profilassi e diagnosi di malattie, redazione di referto medico e prescrizione su apposita ricetta medica oculistica delle lenti per occhiali, lenti a contatto, colliri e riabilitazione visiva.

ORTOTTISTA

Definito come professionista sanitario, braccio destro del medico oculista, laureato in ortottica e assistenza oftalmologica. Si occupa di riabilitazione visiva ed esecuzione di esami strumentali fondamentali nel corso della visita oculistica, fino all’assistenza del chirurgo oculista in sala operatoria. Non essendo un medico le diagnosi e le indicazioni farmacologiche non gli competono, ma collabora gomito a gomito con colui che ne tratta.

OPTOMETRISTA

È un professionista non-medico che ottiene tale qualifica dopo gli studi universitari di tre anni. È un esperto di rifrazione e conosce i meccanismi che strutturano la capacità visiva, intesa come focalizzazione e percezione di spazio e coordinamento tra i due occhi. Si occupa dell’analisi visiva, ne scopre i difetti, prescrive lenti per ogni tipo di ametropia e prismi. Svolge la sua attività nel campo dell’ottica fisiologica, individuando i parametri necessari per la scelta dello strumento più opportuno per consentire al paziente di ripristinare la normale capacità visiva. Non può in nessun caso prescrivere farmaci o emettere diagnosi.

OTTICO

Si diventa ottici dopo cinque anni di studio in un istituto professionale superiore o per chi avesse già conseguito il diploma frequentando un corso dalla durata biennale con abilitazione finale. L’ottico si occupa della progettazione, realizzazione e/o vendita al cliente finale di occhiali, lenti e lenti a contatto in base alle singole esigenze del cliente, definite dal medico oculista. L’ottico aiuta nella scelta della montatura, ne regola il telaio per adattarlo al meglio al viso del paziente. Non può però prescrivere terapie mediche o farmacologiche per le patologie oculari e non può eseguire visite oculistiche.

L’ottico, così come l’optometrista, ha una conoscenza approfondita dei materiali utilizzati per la produzione di montature e lenti, ed è in grado di suggerire con cognizione di causa la scelta migliore in relazione al disturbo visivo che si deve risolvere. Inoltre, nel corso degli anni e con il formarsi della sua esperienza è in grado di intervenire per riparare o rimettere in forma le montature che per cause esterne (piccoli incidenti) si rompono o si stortano. Conosce le caratteristiche fondamentali da prendere in considerazione per ogni singolo cliente quando bisogna scegliere la montatura e quando vengono montate le lenti, calibrando bene tutti i parametri.

specialisti della vista_ottico_oculista

Quindi, grazie all’oculista e all’ortottista si individua il problema e si comprende come risolverlo (interventi chirurgici e riabilitazione), dopodiché con l’ottico e l’optometrista, grazie alla loro abilità operativa, si torna finalmente a vederci bene. Le variabili che l’ottico e l’ortottista devono esaminare per realizzare un occhiale finito sono veramente tante e tutte molto importanti, tanto da non poter essere lasciate al caso o essere elaborate in maniera approssimativa.

Facciamo qualche esempio pratico

Un ruolo importante lo giocano le aste che devono appoggiare bene sulla testa. Bisogna considerarne la lunghezza perché se troppo lunghe possono rendere instabile la montatura e sporgere all’esterno, e se troppo corte le lenti assumeranno poi un’inclinazione non ottimale. È fondamentale considerare la piegatura della parte terminale per evitare pressioni elevate che creerebbero fastidi e/o dolore. Il terminale dovrà avvolgere il padiglione auricolare o la curvatura della testa. Così agendo, la montatura risulta stabile e confortevole. In caso contrario l’occhiale tenderà a scivolare creando una situazione di grande stress nel lungo periodo. L’ottico e l’optometrista questi parametri li conoscono e li sanno gestire molto bene, ma bisogna essere preparati per poter procedere con la modellazione della montatura.

Poi c’è da valutare anche il ponte o naso, che è la parte centrale del frontale e stabilisce l’appoggio nasale della montatura. Ogni persona a seconda dell’importanza e della forma del naso dovrà curare questo aspetto prediligendo una misura piuttosto che un’altra. Ci sono anche altri parametri come l’angolo pantoscopico o il grado di avvolgimento della montatura che servono a dare la giusta inclinazione all’occhiale in modo che le lenti correttive mantengano, nei confronti del bulbo oculare, una equa distanza e permetta alle stesse di agire uniformemente.

Consiglio.

Quante cose da tenere in considerazione!? Ecco perché suggeriamo sempre di acquistare occhiali e/o altri dispositivi visivi in negozi con personale altamente qualificato, dove trovate SEMPRE un professionista a vostra disposizione.

Noi consigliamo a tutti di acquistare in negozi specializzati, e non in catene low cost che ti offrono sconti, omaggi, 3×2, e promozioni senza scadenza. Perché spesso ciò che ti scontano è la qualità sia dei materiali che dei servizi, ma soprattutto ciò che non paghi è la mancanza di formazione nel personale che ti segue. Facciamo un esempio pratico: il tuo medico di fiducia ti invita ad eseguire degli esercizi posturali ben precisi per risolvere il dolore acuto che hai alla schiena. Ti fideresti se ti seguisse la/il receptionist della palestra che hai scelto? O cercheresti di farti seguire da un fisioterapista o un istruttore qualificato?

In conclusione, lo diciamo ancora una volta, affidiamoci soltanto a chi di occhiali e lenti se ne intende. Anche perché molto spesso anche all’interno di negozi altamente specializzati ci sono promozioni e offerte create su misura per il cliente, con la sicurezza in più di essere seguiti da una squadra di professionisti in grado, non soltanto di consigliare, ma anche di intervenire nel momento del bisogno.

Ora che tutto è più chiaro, siamo noi a scegliere da che parte stare per la salute dei nostri occhi.

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specialisti della vista_optometrista

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L’estate è arrivata, e con essa anche la voglia di vacanza e di relax. Ci sentiamo subito pronti per una nuova avventura al mare o in montagna, in piscina oppure al lago.

MA OCCHIO AGLI OCCHI!

Non perdiamo di vista (appunto😉) tutti i piccoli trucchi e rimedi per vivere la vacanza appieno e liberi da eventuali fastidi.

Come affrontato nei blog precedenti, spesso siamo abituati a proteggere la nostra pelle con creme o indossando indumenti appropriati, nascondiamo la testa sotto al cappellino e ci mettiamo in sicurezza durante le varie attività sportive utilizzando le adeguate attrezzature. Sempre più spesso indossiamo occhiali da sole per difenderci dai dannosi raggi UV. In questo blog vogliamo descrivere quelli che sono i piccoli inconvenienti legati agli occhi che si possono verificare mentre siamo in vacanza e che possono, nella maggior parte dei casi, risolversi con veloci accorgimenti e facili soluzioni alternative.

SOLE 🌞

Primo tra tutti e mai da sottovalutare: proteggiamo gli occhi dai raggi nocivi del sole. Anche quando ci piace rimanere ore e ore in spiaggia, ricordiamoci di quanto sia SEMPRE importante indossare gli occhiali da sole come unica e vera fonte di prevenzione di malattie oculari, a volte molto pericolose. Anche quando siamo sotto l’ombrellone oppure quando in montagna il cielo si presenta nuvoloso.

MARE 🌊

L’acqua di mare ed il suo profumo sono una tra le cose più attese per molti di noi, ed è l’elemento che spesso fa la differenza sulle meta finale delle nostre vacanze. Ma attenzione, l’acqua di mare contiene sale che può irritare l’occhio portando ad una situazione di bruciore e arrossamento temporaneo e molto fastidioso. Inoltre, l’acqua di mare può contenere anche sostanze di ogni tipo creando così un rischio di infezione non da sottovalutare. Anche nel mare come in piscina consigliamo l’utilizzo di occhialini protettivi proprio per prevenire situazioni noiose poi da gestire. Durante il bagno e le immersioni è da evitare anche l’uso di lenti a contatto perché esse hanno bisogno di un regime igienico adeguato che si modifica se entra in contatto con acqua contaminata e non pulita. Consigliamo piuttosto l’uso di occhiali con lenti correttive da sole.

ALLERGIA 🤧

Alcuni di noi potrebbero soffrire di allergie o essere più sensibili in alcuni momenti dell’anno a determinati fattori. In situazioni particolari dove si cambia ambiente o si introducono nuovi elementi a cui non si è abituati il nostro corpo può rispondere acuendo i fastidi legati a sfoghi allergici o pruriti incontrollabili. Quindi anche in vacanza ricordiamoci di partire preparati, con antistaminici e colliri appositi per prevenire un peggioramento altrimenti assicurato.

SABBIA ⛱

In spiaggia non puoi rimanerne immune. I bambini ci giocano con ingegno e passione mentre gli adulti spesso la evitano (a meno che non si giochi a beach volley 🏐) toccandola solo con mani asciutte e curando di avere l’asciugamano sempre asciutto e pulito. E a chi non è capitato di ritrovarsi improvvisamente qualche granello di sabbia negli occhi? Automaticamente la prima cosa che ci viene di fare è strofinare gli occhi con le mani per lenire il fastidio. Attenzione! Così facendo si possono creare delle abrasioni sulla cornea, causando una fastidiosa irritazione. La migliore soluzione è dunque evitare di toccare l’occhio e risciacquarlo accuratamente con abbondante acqua dolce (non di mare!!!!), e roteare l’occhio per permettere alla sabbia intrusa di essere espulsa. Facciamoci furbi, posizioniamoci con le spalle al vento e indossiamo gli occhiali da sole. Per lenire il fastidio è consigliato utilizzare un collirio omeopatico per tenere idratato l’occhio e ridurre la sensazione di fastidio.

CLORO 🏊‍♂

Elemento necessario per la pulizia e l’igiene degli ambienti quali piscine e luoghi affini (insieme ad altri agenti chimici come gli antialghe per es.). Purtroppo, esso è un elemento che irrita gli occhi e a volte anche la pelle. Per ovviare a questo problema la soluzione più rapida e semplice è quella di munirsi di occhialini per proteggere la zona interessata. Una volta terminato il bagno o l’allenamento nell’acqua e cloro è buona norma fare una doccia integrale e una accurata pulizia delle zone più sensibili.

VENTO 🌬

Oltre a sollevare granelli di sabbia e altri detriti, il vento causa anche secchezza oculare. L’occhio secco, oltre ad essere fastidioso, può irritarsi limitando la capacità visiva e rendendolo più vulnerabile. In alcuni casi il vento favorisce l’insorgere della congiuntivite. L’utilizzo di lacrime artificiali aiuta il mantenimento del film lacrimale. Un valido consiglio è quello di bere tanta acqua e mangiare tanta frutta. Se l’apporto idrico quotidiano non è sufficiente la disidratazione dell’occhio arriva prima se sottoposto ad agenti esterni. Cosa fare per prevenire il tutto? Cerchiamo di non rimanere troppo esposti alle correnti e nel caso non fosse possibile proteggiamoli con occhiali o visiere.

ARIA CONDIZIONATA ❄

Ne facciamo un uso spropositato, senza renderci conto che l’aria intorno inevitabilmente si secca. Si secca la gola, la pelle e anche il film lacrimale. E se la prima cosa che facciamo quando abbiamo la gola secca è bere, quando l’occhio ci sembra altrettanto secco e irritato è cosa corretta inumidirlo con delle lacrime artificiali, colliri omeopatici o con semplici risciacqui d’acqua.

BAMBINI 🧑👧

Una ulteriore precisazione vogliamo farla nei confronti dei più piccoli. Loro hanno due possibilità: navigare a vista e attendere che qualche piccolo incidente capiti, oppure essere fin da piccoli abituati ad assumere determinati atteggiamenti anche in spiaggia, piscina o montagna che sia. Rendiamoli partecipi della loro stessa protezione, munendoli di occhiali e/o di occhialini protettivi. Istruiamoli su come comportarsi nei luoghi condivisi (per esempio, giocare con la sabbia è una cosa bellissima, un po’ meno lanciarla addosso ad altri bambini 😅). Invitiamoli sempre a sciacquarsi via l’acqua di mare o della piscina e a bere molto durante il giorno. Responsabilizziamoli per il loro benessere e per quello degli altri (genitori inclusi).

Pronti? Via! Ecco cosa mettere in valigia✈:

Ora siamo veramente pronti per goderci questa estate, al mare, in montagna, a casa o in piscina. Divertiamoci sempre in sicurezza! Buone Vacanze😉

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Abbiamo già parlato in due blog precedenti di quanto sia importante proteggere gli occhi dai raggi nocivi del sole. Fin da piccoli utilizzare un occhiale da sole con lenti certificate è l’arma migliore che abbiamo perché i nostri occhi non vengano danneggiati dai raggi del sole.

Ora però affrontiamo un altro argomento: i danni agli occhi provocati dall’esposizione ai raggi nocivi UV. Tutti sappiamo che una prolungata esposizione al sole porta sulla pelle danni immediatamente percepibili come scottature fastidiose, e nel lungo periodo macchie e invecchiamento cutaneo precoce (eh già, la pelle abbronzata è bella da sfoggiare, ma col tempo, la pelle che ha preso molto sole invecchia più velocemente, mostrando rughe più profonde). Per gli occhi questo discorso vale a metà.

I danni che si rischiano nella maggior parte dei casi non si manifestano subito in maniera evidente, bensì bisogna attendere anni prima di accorgersi del danno creato. Questo perché l’occhio non è in grado di riconoscere i raggi UV come dannosi e quindi non è in grado di attivare alcun meccanismo di difesa, mentre la pelle esposta ai raggi del sole si attiva abbronzandosi e scurendosi (aumento della produzione di melanina – questo meccanismo di difesa però NON è sufficiente da solo).

Comunque, è sempre necessario proteggere noi stessi dai raggi UV in quanto i danni che ne derivano sono ingenti e possono portare allo sviluppo di forme tumorali.

COME FUNZIONA L’OCCHIO NELLA TRASMISSIONE DEGLI IMPULSI

È importante capire come funzionano i nostri organi della vista per comprendere al meglio come averne la massima cura.

Le PALPEBRE proteggono da corpi esterni, dal vento e dalla luce e offrono la primissima protezione all’occhio stesso. La luce entra nell’occhio attraverso la CORNEA. Dopodiché i muscoli presenti nelle IRIDI, si attivano per permettere alla PUPILLA di aprirsi e chiudersi a seconda dell’intensità della luce. Si apre se la luce è poca o si restringe quando la luce si intensifica. Attraverso la pupilla la luce arriva al CRISTALLINO, che ha la funzione di mettere a fuoco le informazioni che riceve e di trasmettere il tutto alla RETINA. Su quest’ultima poi, i fotorecettori assorbono la luce trasmettendo impulsi al NERVO OTTICO che li veicola sino al CERVELLO, il quale trasforma questi impulsi in IMMAGINI.

Perché ciò avvenga correttamente tutti questi elementi devono, nel corso del tempo,  godere di buona salute.

efetti nocivi dei raggi UV per gli occhi, stileItaliano occhiali

QUALI SONO LE PATOLOGIE PRINCIPALI CAUSATE DAI RAGGI SOLARI

Una lunga esposizione ai raggi nocivi può portare in periodi più o meno brevi all’insorgenza di patologie più o meno invalidanti. Vediamo le più importanti e frequenti.

CONGIUNTIVITE: è una infiammazione della membrana trasparente che ricopre la parte bianca dell’occhio e la superficie interna delle palpebre. In questi casi i sintomi sono una forte lacrimazione, prurito, bruciore, arrossamento, sensazione di sabbiolina negli occhi e intolleranza verso le fonti di luce. Meno frequente ma altrettanto possibile per le palpebre rigonfiarsi ed avere piccole emorragie all’interno del bulbo oculare.

CATARATTA: perdita di trasparenza del cristallino con una riduzione progressiva del campo visivo e della capacità visiva generale. I principali sintomi sono annebbiamento della vista, difficoltà nel distinguere i colori, fatica a leggere, per poi ritrovare bruciore, e difficoltà di visione in condizioni di scarsa luminosità. Si interviene chirurgicamente solo quando si crea un problema serio alla vista.

RETINOPATIA SOLARE: di solito si verifica perché si guarda una eclissi solare con la protezione sbagliata. In questo caso le cellule della retina si deteriorano, portando alla riduzione della vista, alterazione dei colori e fotofobia (intolleranza alla luce). Curabile con antinfiammatori e colliri corticosteroidi.

MACULOPATIA DA SOLE: In questo caso viene colpita la MACULA, la zona più ricca di fotorecettori al centro della retina. A causa dell’esposizione al sole senza filtri adeguati si arriva ad una perdita parziale e permanente della capacità visiva centrale, provocando una sensazione di abbagliamento che si traduce in una macchia cieca centrale.

CHERATITE: colpisce la cornea, quindi la parte dell’occhio più esposta. Si formano delle piccole abrasioni che portano sensazione di sabbia negli occhi, dolore e sensibilità elevata alla luce. Può essere accompagnata da arrossamenti della congiuntiva e delle palpebre. Si cura con colliri antibiotico o corticosteroidi.

Queste patologie elencate, non sono solo attribuibili all’esposizione costante alla luce solare senza protezione, ma nascono (chi più o meno direttamente) dalla nostra noncuranza nei confronti della vista quando siamo all’aria aperta.

stile Italiano eyewear, occhiali da sole, protezione per tuoi occhi

TUTELA E PREVENZIONE SONO LE PAROLE CHIAVE

Che sia inverno o estate, che sia limpido il cielo o ricoperto di nuvole non importa: gli occhi vanno tutelati SEMPRE perché sono il primo strumento di valutazione sul mondo che ci circonda che abbiamo. Avere la vista danneggiata significa potenzialmente perdere molti stimoli e informazioni su tutto ciò che ci succede intorno, senza considerare la perdita seppur parziale di autonomia e sicurezza.

Ricordiamoci che stare al sole fa bene. Fa bene al fisico e fa bene alla mente, stimolando anche il sistema immunitario. Le precauzioni da prendere in considerazione sono veramente poche, e sono dunque fondamentali e da memorizzare:

  1. Indossare sempre gli occhiali da sole certificati e dotati di filtri anti UVA e UVB
  2. Indossare in caso, anche un cappellino con visiera per proteggersi maggiormente dal riverbero dei raggi del sole soprattutto in spiaggia, sulla neve e sui ghiacciai.
  3. Utilizzare lacrime artificiali per mantenere l’occhio umido, combattendo così la secchezza oculare.
  4. E se proprio non si può fare a meno di prendere il sole sul viso (ricordati sempre una crema solare protettiva almeno a SPF-30) l’utilizzo di occhialini di plastica a mascherina saranno una scelta altrettanto valida (quelli che si usano durante le lampade nei centri estetici)
  5. Una dieta ricca di vitamine e sali minerali per rafforzare la vista (ricordiamo tra tutte la vitamina E, la Zeaxantina e la Luteina). Leggi il nostro Blog: “Cibo per gli occhi”.

Ci sono molti aspetti della vita quotidiana che possiamo controllare e altri che invece possono sfuggire al nostro controllo. Quando si tratta di prevenzione è tutto nelle nostre mani. Nessuna scusa, solo fatti. Proteggi la tua vista e quella dei tuoi cari indossando solamente occhiali realizzati con materiali di alta qualità e lenti certificate, sempre. Leggi il nostro Blog “Lenti da sole, proteggiti con Stile!”

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Cos’è il Glaucoma?

Il glaucoma è una malattia oculare tipicamente legata ad una pressione oculare elevata e mai trattata. La pressione alta danneggia il nervo ottico portando nei casi più estremi alla cecità irreversibile. Esso è la seconda causa di disabilità visiva e cecità. In Italia ne soffrono due milioni di persone, la metà delle quali senza neppure saperlo. Glaucoma è come un ladro, che si introduce silenziosamente nella vi(s)ta, spesso daneggiando nostri occhi in modo irriversibile. Fortunatamente però con una diagnosi precoce e giuste terapie si può smascerarla e arrivare a prevenire, arrestare o a rallentare lo sviluppo di questa patologia.

LE CAUSE

Nella maggioranza dei casi ciò accade a causa di una pressione elevata all’interno del bulbo oculare. Normalmente la pressione presente all’interno dell’occhio è di 14-16 mmHg. Al di sopra dei 21mmHg si parla di Ipertensione oculare, ma nei peggiori dei casi essa può anche arrivare a 40-50 mmHg portando a dolore, cefalea, nausea e vertigini, appannamenti di vista e visione di aloni colorati vicino a sorgenti luminose. Questo accade perché abitualmente l’occhio per mantenersi idratato e tonico produce un liquido chiamato umor acqueo in grado di defluire ed essere assorbito dall’organismo. Quando questa via di deflusso chiamata nello specifico trabecolato rallenta la sua capacità di assorbimento, oppure quando il corpo ne produce troppo, la pressione all’interno del bulbo oculare cresce. Se questa condizione perdura nel tempo il nervo ottico ne può risentire e può non essere più in grado di elaborare correttamente le informazioni visive portando disturbi visivi o appunto alla perdita parziale o totale della vista.

Oltre alla pressione oculare vi sono altre cause più o meno dirette che possono portare allo sviluppo del glaucoma, come:

Sviluppo del Glaucoma - stileItaliano

I SINTOMI

Spesso capita che questa condizione non sia segnalata da nessun sintomo finché il nervo oculare non risulta ormai compromesso. Ecco perché la migliore soluzione è una visita oculistica generale periodica. Oltre alla pressione oculare alta (che deve essere misurata da uno specialista) ci sono altri campanelli d’allarme che possono aiutarci a comprendere che qualcosa non va, come:

Nel momento in cui si percepisce una perdita seppur parziale della vista, il danno lo si può solo contenere, ma ciò che è perso non può più essere recuperato. Ecco perché, e lo stiamo ripetendo, l’esame della vista è l’unico modo per individuare il glaucoma e prevenire la perdita visiva.

TIPI DI GLAUCOMA

Vengono fatte le seguenti distinzioni principali:

TEST e DIAGNOSI

Come già detto il miglio modo per prevenire e curare il glaucoma è quello si sottoporsi a visite oculistiche periodiche durante le quali vengono effettuati dei test specifici per l’individuazione di queste anomalie.

Il primo test di solito con cui si procede è la TONOMETRIA che valuta il tono oculare ossia la pressione interna dell’occhio. Ne esistono di due tipi principalmente: senza contatto e con contatto. Nel primo caso al paziente viene letteralmente spruzzato un soffio d’aria sulla cornea, l’operazione è indolore e non pericolosa. Nel secondo caso invece il tonometro imprime una lieve forza sulla cornea per misurarne il valore. Tale test rimane comunque minimamente invasivo, semplice e indolore.

Un secondo test valido è la PACHIMETRIA CORNEALE che consente di misurare lo spessore della cornea. Questo parametro accostato al valore rilevato dalla tonometria definisce l’affidabilità della misurazione della pressione oculare.

Un altro test molto frequente è la GONIOSCOPIA, in grado di esaminare l’angolo anatomico tra la cornea e l’iride nell’intento di identificare il meccanismo responsabile dell’alterato deflusso acqueo aiutando nella definizione del glaucoma e nell’orientamento conseguente della terapia.

Va comunque detto che sia in fasi di diagnosi che in fase preventiva anche il TEST DEL CAMPO VISIVO aiuterà a monitorare la situazione definendo la presenza o meno di un glaucoma.

Glaucoma - test del campo visivo! - stileItaliano

COME SI CURA?

Il primo approccio è quello meno invasivo con l’utilizzo di COLLIRI betabloccanti in grado di abbassare la pressione oculare del 20/25% agendo sulla produzione di umor acqueo, oppure l’utilizzo di colliri a base di prostaglandine se i primi non dovessero funzionare. In associazione o in sostituzione a quelli sopra citati vi sono anche dei colliri inibitori dell’anidride carbonica in grado di limitare la produzione di umor acqueo.

Quando i risultati non sono ottimali su può decidere di intervenire con la CHIRURGIA. Esistono tecniche differenti in base al tipo di glaucoma e alle caratteristiche del paziente. Solitamente è possibile procedere con la chirurgia LASER in regime ambulatoriale, ma quando ciò non è possibile o controindicato allora la chirurgia tradizionale ci viene incontro disostruendo le vie di deflusso e/o creandone di nuove.

PREVENZIONE

Ma quante volte lo abbiamo già sentito (e anche scritto)? La prevenzione rimane sicuramente l’arma migliore. Quindi visite oculistiche periodiche possono rivelarsi lo strumento vincente in casi come questo.

Più di tutto però per capire se si è predisposti o affetti da glaucoma L’OSSERVAZIONE rimane la parola d’ordine. Effettuare i test sopra citati con cadenza regolare fornisce uno storico importante in grado di individuare la formazione del glaucoma e PREVENIRE la perdita del campo visivo e la cecità. Soltanto con lo studio dell’andamento del campo visivo e della pressione oculare si può valutare il tipo di terapia adeguato.

Ci sono patologie che possiamo evitare solo attraverso una valida e attenta prevenzione. Il glaucoma è una di queste.

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Senza dubbio il tema più affrontato da tutti coloro che devono acquistare un paio di occhiali è il tipo di materiale che meglio si addice alle esigenze di chi acquista. Il mondo dell’occhiale oggi offre diverse soluzioni che si adattano perfettamente alle richieste del cliente. Saper consigliare la montatura giusta non è legato solo alla forma del viso, al colore e alla grandezza della montatura. Questo tipo di scelta va ben oltre l’aspetto estetico, che comunque rimane importante e imprescindibile.

Perché allora prestare attenzione al materiale?

Perché diverse sono le esigenze di correzione visiva, diversa è la vita quotidiana di ognuno di noi e molteplici sono le attività che svolgiamo con degli occhiali da vista e/o da sole. In più un soggetto potrebbe essere sensibile all’uso di un materiale a causa di allergie o per convinzioni personali. Vediamo allora quali sono i materiali tipicamente usati per la produzione di montature e quelli che negli ultimi anni hanno preso piede dando così migliori opportunità di trovare il prodotto più adatto.

MONTATURE IN PLASTICA

Partiamo da un evergreen assoluto, la plastica. Sicuramente il materiale più utilizzato per la produzione di occhiali: decisamente duttile, resistente ed economica. Vediamo nello specifico quali sono le plastiche più utilizzate:

Acetato

Materiale nobile, il più utilizzato per la produzione di occhiali da sempre. È molto resistente e facilmente lavorabile. Riscaldandolo nei punti interessati si può adattare al viso del cliente per meglio definirne la calzata.

Addirittura, con una montatura in acetato l’ottico può permettersi di accorciare le aste, perché grazie alla sua esperienza e capacità sarà in grado di tagliare e riunire le parti senza che venga compromessa la finalità della montatura stessa. Quindi questo aspetto lo rende spesso facile da riparare (un punto di forza di considerevole importanza).

Esso si ottiene dalle fibre residue del cotone e/o dalla fibra del legno e dai suoi scarti. Il materiale preferito dagli stilisti perché permette alla fantasia di esprimersi liberamente. Per poter arrivare all’acetato che noi conosciamo però questi materiali devono subire un processo chimico che prevede l’uso di pastificanti, solventi e coloranti. Rimane comunque un prodotto naturale e biodegradabile.

Oggi in commercio esiste anche l’acetato ecosostenibile, il M49 di Mazzucchelli, una bioplastica ottenuta dal cotone o polpa di legno con l’aggiunta di plastificanti e pigmenti 100% naturali. Questa caratteristica lo rende biodegradabile nel giro di soli quattro mesi! L’acetato col passare del tempo potrebbe leggermente deformarsi, ma come già accennato sopra, se lo mettiamo nelle mani di un bravo ottico, ritornerà alla sua forma originale.

Poliammide o Nylon

È una resina termoplastica dall’aspetto simile all’acetato. È un materiale leggerissimo e resistente alla maggior parte dei solventi. Viene utilizzato per occhiali sportivi o occhiali da sole e vista e antinfortunistici che devono essere leggeri e ideali per protegger gli occhi da schegge e materiale chimico.

Questo materiale è semplice plastica iniettata, di qualità decisamente inferiore rispetto all’acetato, meno resistente agli urti e con variazioni cromatiche limitate. Essendo spesso verniciato è più soggetto alla perdita di colore rispetto al colore impastato, come nel caso di acetato. Inoltre, non si otterrà mai l’effetto tartaruga, tanto amato negli acetati.

Fibra di carbonio

Materiale eterno ottenuto dalla grafite si presenta come un filo sottilissimo intrecciato fino ad ottenerne un tessuto. La fibra di carbonio è di gran lunga il materiale più resistente, flessibile e leggero e che non teme le alte temperature. Unico punto a suo sfavore: il prezzo. Le montature in fibra di carbonio hanno un costo elevato.

MONTATURE IN METALLO

Le montature in metallo hanno il pregio di non temere gli urti e di essere molto resistenti. Vero però che questo tipo di montature poco si prestano a lavorazioni particolari perché necessitano di alte temperature per essere plasmate e di bagni galvanici per ottenere determinate colorazioni, oltre che di lacche e vernici a volte difficili da applicare.

Acciaio

Materiale resistente che non teme il passare del tempo. Ottenibili in diverse colorazioni e personalizzabili con l’applicazione di lacche o vernici colorate, con profili di acetato o addirittura con le pietre preziose. Per la lavorazione dell’acciaio si ricorre ad un elemento, il nichel, che aiuta la lavorazione ma che spesso è il responsabile di allergie cutanee. A questo però oggi c’è una soluzione: l’occhiale infatti viene ricoperto con una vernice che isola l’acciaio (e quindi il nichel) e permette di essere indossato senza scatenare allergie.

Sul mercato esistono anche gli acciai medicali o nichel free, speciali lege metalliche che riducono al minimo il rischio di allergie sostituendo il nichel con manganese e cromo.

Titanio

Materiale naturale che si riconosce per il suo colore grigio scuro, anche se oggi lo possiamo trovare in altre colorazioni. È leggero, anallergico e letteralmente indistruttibile e resistente alle alte temperature. Unico appunto, oltre il costo elevato, è poco flessibile.

Oggi viene usato nel mondo dell’ottica il Beta-Titanio, una lega di titanio che associa le caratteristiche principali ad una maggiore flessibilità e ad un’ottima resistenza alla corrosione, oltre ad essere un materiale completamente anallergico.

MATERIALI NATURALI

Stiamo parlando di materiali che necessitano di una lavorazione sofisticata e che tra le caratteristiche principali vince fra tutti il fattore unicità. Vediamo nel dettaglio quali sono:

Legno

Un materiale elegante che viene lavorato partendo da lastre multistrato incollati per poi essere ritagliato e modellato secondo il disegno proposto. Le montature sono leggere, ipoallergeniche e completamente ecosostenibili. Questo elemento inoltre offre tante sfumature quante sono quelle che conosciamo, come ciliegio, noce, acacia, betulla, rovere, frassino etc.

Purtroppo, non è un materiale molto resistente, e spesso alla sua lavorazione viene aggiunto un’anima in acciaio per aumentarne la sua resistenza. Essendo un materiale molto poroso, mal tollera eccesso dell’acqua, dell’umidita e per questo vengono comunque trattati esternamente.

Corno

Materiale molto particolare, naturale e ipoallergenico. Cosa lo rende unico? Le sfumature di colore poiché nessun corno è uguale all’altro. Devono essere però trattate periodicamente con balsami appositi per prevenire screpolature e secchezza. Spesso però manca un’associazione di fattori che però è fondamentale. Per poter avere a disposizione il corno, bisogna sacrificare un animale. Questo è un aspetto che non dovrebbe essere sottovalutato. Ma per gli amanti delle sfumature di corno esiste un’alternativa; acetato che oltre offrire l’effetto simile, e anche più leggero.  

Bambù

 Lo chiamano anche “l’acciaio vegetale” grazie alla sua resistenza meccanica sia alla compressione che alla trazione. Praticamente impermeabile all’acqua al contrario del legno.

Oltre a questi materiali nella lavorazione di un occhiale possono essere impiegati anche oro, argento, pietre preziose, vetro, sasso, tessuti. Tutti materiali nobili che impreziosiscono la montatura arricchendo l’effetto finale.

Quando vendiamo o acquistiamo un paio di occhiali, dunque, le domande da porsi non sono solo quelle che riguardano la moda, la tendenza, e il gusto personale, bisogna proprio prendere in considerazione la motivazione principale che porta ad acquistare la montatura e il tipo di disturbo visivo da correggere.

Per esempio, anche se la tecnologia sta facendo passi da gigante, le lenti che correggono una miopia importante tendono ad essere spesse, ecco perché molto probabilmente una montatura in metallo sottile potrebbe non essere la soluzione migliore; meglio optare per una montatura in acetato in grado di supportare e celare lo spessore della lente.

Così come una persona che pratica molta attività fisica, sarebbe meglio optasse per una montatura leggera e che non teme gli urti come la fibra di carbonio, piuttosto che sceglierne una in legno.

Se facciamo dell’occhiale il nostro punto estetico di forza sicuramente una montatura in acetato darà più spazio alla nostra fantasia e accentrerà più facilmente l’attenzione sul nostro viso grazie alle infinite combinazioni di colore oltre che di forma. Se invece al contrario amiamo l’occhiale “invisibile” le montature sottili in metallo sono la decisione migliore da prendere.

Quando cerchiamo un occhiale nuovo rivolgiamoci sempre ad un ottico serio e di cui ci fidiamo. Egli, infatti, saprà consigliarci su tutti gli aspetti importanti e nel caso di problematiche sarà in grado di trovare la soluzione ottimale. Diffidiamo invece di quei negozi low cost che all’interno hanno personale non sufficientemente preparato e qualificato, bravi solo a convincerci che possiamo risparmiare. In realtà non è così! Infatti, spesso ci viene proposto un occhiale di bassa qualità a basso costo.

Quindi, dopo aver individuato l’ottico che fa per noi, seguiamo i seguenti step:

  1. Visita oculistica per definire la capacità visiva
  2. Individuazione delle attività che si svolgeranno indossando l’occhiale
  3. Scelta del materiale più adatto
  4. Valutazione della forma e del colore della montatura adatti al viso (leggi il nostro blog “Ad ognuno il suo… occhiale”)

Scegliamo sempre un prodotto di qualità, sia per la montatura che per le lenti. Valutiamo ogni opzione ed eventualmente consideriamo l’acquisto di più paia di occhiali che possano permetterci di vedere in tutta tranquillità e sicurezza indipendentemente dalle esigenze e dalle attività che svolgeremo.

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Che tu sia ottico, insegnante, calciatore o impiegato non importa. Tutti noi abbiamo una cosa che ci accomuna, sempre e comunque. L’ESSERE CLIENTI. Uno dei mondi più complessi e variegati che si possa studiare. Conoscere al meglio le tipologie di clienti per la tua attività è la strategia migliore per incrementare le vendite, il fatturato ed espandere la tua rete. Tu lo sai bene, i tempi e le situazioni mutano velocemente e così questi cambiamenti vanno ad influenzare le scelte di acquisto e comportamentali dei tuoi clienti. Cosa fare quindi? Leggi qui.

CORSI DI FORMAZIONE e PRATICA

Essere sempre aggiornati è il primo consiglio che vogliamo dare. E non soltanto verso le nuove collezioni e le nuove tendenze sul mercato dell’occhiale, ma anche nel mondo del marketing e della comunicazione. Quindi formati sempre, attraverso corsi sulla vendita e sulla comunicazione. Leggi i best sellers ed esercitati tanto nell’applicare i consigli che incontri lungo il cammino. Chi oggi pensa di non averne bisogno, di fatto rinuncia ad una fetta importante di potenziali acquirenti e vendite consequenziali.

TIPOLOGIE DI CLIENTI

Una volta che intuisci che tipo di persona hai davanti e quindi che tipo di comunicazione è più indicata, anticipa le sue mosse e colma le sue esigenze. Non potrà più fare a meno della tua professionalità. Vediamo ora quali sono le tipologie di clienti che si possono incontrare in un negozio di ottica. Eccoli:

L’esperto super informato

Il so tutto io sa esattamente cosa vuole e come ottenerlo. Prima di venire da te ha effettuato ogni tipo di ricerca e ha parlato con esperti del settore (eccetto te 😂). Gestiscilo con determinazione, sicurezza e massima disponibilità. Non si aspetta consigli, solo conferme di ciò che già sa. Non considerare le sue critiche come offese personali, anzi fate tesoro delle esperienze negative che ha vissuto e proponetegli soluzioni rassicuranti.

Il fashion-victim

Poco importa se gli occhiali gli stanno bene, se non si addicono per niente alla sua fisionomia e alle sue esigenze visive. Lui deve avere quell’occhiale a tutti i costi. Come uscirne? Due strade: o gli date quello che vogliono e difficilmente si lamenteranno del loro acquisto. Oppure gli proponete qualcosa che è ancora più di tendenza, addirittura anticipandola. Ricorda per lui l’importante è essere alla moda, essere top come l’ultimo influencer di grido.

Compra ON-LINE

Provano gli occhiali e hanno spesso il telefono in mano per la ricerca dell’offerta on-line migliore anche quando sono ancora all’interno del tuo punto vendita. Con questa tipologia è importante non screditare questo canale di vendita perché l’interlocutore potrebbe sentirsi attaccato nelle sue convinzioni. Mentre se siete davvero bravi, anticipatelo. Mostrategli tutti i vantaggi derivanti dall’acquisto in loco dell’occhiale. La garanzia, il servizio, la possibilità di personalizzare il prodotto, e laddove possibile, proporre un piccolo sconto. Fatelo sentire più astuto acquistando l’occhiale da voi. D’altronde non era proprio questo lo scopo? Farsi furbi provando l’occhiale in negozio e acquistandolo ad un prezzo migliore on-line?

Il fedele

Questo cliente è IL CLIENTE. Torna da te a prescindere. Molto probabilmente ti chiederà un consiglio per prendere la strada migliore, ma anche quando la scelta sarà chiara la prenderà se avrà un vostro riscontro. Non è interessato solo al servizio, è interessato a te che gli proponi il servizio in quel modo. Pe lui sei un porto sicuro.

Alla ricerca di sconti

Può essere un affarista seriale, oppure per questioni economiche, fatto sta che acquisterà nel tuo negozio perché c’è uno sconto vantaggioso. Non è fedele ad un brand e sceglierà il paio di occhiali che, a parità di caratteristiche, costerà meno di tutti. Assecondalo, e se vuoi portarlo su qualcosa di diverso, dimostragli la validità del suo investimento oggi nel lungo periodo.

Il curioso

È rimasto folgorato da qualcosa che ha appena visto, magari nella tua vetrina, oppure vuole accertarsi di qualcosa che ha scoperto e che lo incuriosisce. Entra e si avvicina all’oggetto a volte ponendo domande ben mirate. La vendita dovrà essere altrettanto fulminea.

L’amico

Quello con la faccia tosta (tutti ne abbiamo uno o peggio più di uno). Lo conosci bene, non ha freni anche quando acquista un occhiale in un altro punto vendita verrà comunque da te per sistemarlo a titolo gratuito. Non sappiamo come mai questi clienti si aspettano sempre un trattamento agevolato, e nei casi limite addirittura tenderà a sminuire il tuo lavoro. Che tu possa riservargli una via preferenziale va bene, fallo però entro limiti ben precisi fin da subito.

Lo stravagante

Della moda gli importa sì e no. Anticonformista, è sempre a caccia delle novità ed è attirato dalle collezioni di nicchia. Così facendo vuole affermare la sua identità e a rimanere sulla cresta dell’onda in un modo o nell’altro. Inutile proporgli qualcosa di classico o troppo commerciale, a lui riservate la chicca, la collezione più particolare del momento.

L’indeciso

Entra nel tuo negozio per fare un giro e “dare un’occhiata”. Non sa cosa vuole, e spesso non sa neppure di cosa ha bisogno. Guidalo senza dargli troppa scelta tutta insieme, perché tanto non si deciderà mai da solo. Fagli qualche domanda per sbloccare la situazione. Fai in modo che lui percepisca la soluzione dietro l’angolo. Poi fagli scegliere tra questo o quello, due opzioni per volta. Guidalo, riassumendo spesso i punti cardine della scelta che deve fare.

TRE CONSIGLI PER TE:

Vendere è un’arte e lo sappiamo tutti, ma vendere occhiali ha anche in sé una responsabilità grande che va colta e poi realizzata (portata a termine). Quindi concludiamo con tre semplice regole:

  1. Conosci il tuo prodotto. Non è sufficiente avere in negozio cento collezioni di occhiali per vendere, devi conoscerle ed esplorarne i confini per poter proporre il prodotto giusto alla persona giusta. Lavora con fornitori fidati e presenti in grado di rispondere velocemente e in maniera efficace alle situazioni che gli proponi.
  2. Cura il tuo look e l’ambiente circostante. L’abito fa il monaco e l’aspetto in generale deve essere coerente e funzionale al luogo di lavoro. Avere cura del proprio look ha effetti anche sulla nostra persona facendoci sentire pronti e sicuri nei confronti dei nostri clienti.
  3. Interagisci in maniera semplice, breve e concreta, utilizzando le parole giuste nel giusto ordine. Ti possono essere d’aiuto innumerevoli libri o corsi di vendita ad hoc come già detto in principio.

Quali situazioni tragicomiche, assurde ed esilaranti hai vissuto col tuo team? Facci avere le tue esperienze migliori. Quelle più divertenti verranno pubblicate nei nostri prossimi blog.

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È l’orzaiolo, una piccola formazione nodulare dolente e arrossata (a volte anche purulenta) che può trovare posto nella parte interna o esterna della palpebra. Si manifesta senza preavviso e diventa un antipatico compagno di viaggio.

Vediamo meglio nello specifico di cosa si tratta.

Con il termine Orzaiolo si indica un’infezione batterica della palpebra. Essa colpisce le ghiandole sebacee delle ciglia e si manifesta con un piccolo foruncolo collocato internamente o esternamente alla palpebra. Oltre ad essere doloroso è spesso purulento e provoca lacrimazione eccessiva. È altresì vero che questa condizione non modifica la capacità visiva del soggetto anche se la zona oculare risulta più sensibile alla luce e soggetta a sfregamento a causa di una costante sensazione di un corpo estraneo all’interno dell’occhio oltre che di prurito e bruciore interminabili/incessanti.

Orzaiolo interno, esterno e calazio.

L’orzaiolo esterno, più frequente rispetto a quello interno, si manifesta a causa di un’infiammazione acuta di origine batterica (stafilococco) di alcune ghiandole poste proprio sul bordo palpebrale (parti interessate: ghiandole di Zeis, di Moll e follicoli ciliari). Si presenta in un primo momento come un grumo rosso a causa dell’infezione che poi diventa giallo, segnalando la presenza di pus.

L’orzaiolo interno alla palpebra invece, colpisce un’altra ghiandola, quella di Meibomio. È più doloroso rispetto al primo e si presenta sul bordo della rima palpebrale. Se non debitamente trattato questo tipo di orzaiolo si può trasformare in una cisti che cresce nella palpebra chiamato calazio.

Il Calazio è una cisti granulosa che si forma all’interno della palpebra e deriva da una infiammazione cronica delle ghiandole di Meibomio. Il dotto escretore di queste ghiandole può occludersi portando il prodotto della ghiandola ad accumularsi e ad ingrossare e infiammare la ghiandola stessa. Questa ciste al contrario di quelle già elencate sopra non è infettiva e non provoca dolore al tatto.

Orzaiolo e calazio sono quindi due cose differenti. Innanzitutto, il primo è una infezione e il secondo una infiammazione. A seguire poi, nel primo caso si percepisce dolore ed è presente del materiale purulento, nel secondo invece no. In ultimo, l’orzaiolo insorge più velocemente rispetto al calazio che si presenta in tempi più lenti.

Ecco i sintoni più comuni:

Perché si formano? Quali sono le cause principali?

Essendo l’orzaiolo una forma batterica, sicuramente il primo fattore da includere nella lista è una possibile scarsa igiene personale. Semplici mani sporche che sfregano sull’occhio sono sufficienti per innescare il processo di infiammazione. Oppure ci possono essere cause legate a cambiamenti ormonali o ad un sistema immunitario debilitato a causa di altre patologie. O ancora l’utilizzo di asciugamani o di cosmetici (a volte anche scaduti) di terze persone con infezioni al volto. Oppure l’uso di lenti a contatto non disinfettate accuratamente. Ma a scatenare l’orzaiolo può essere anche stanchezza, stress, notti in bianco, diabete mellito, dermatite seborroica e acne rosacea.

Scopriamo ora cosa fare in questi casi.

Solitamente questo fastidio si risolve spontaneamente senza dover ricorrere a trattamenti particolari. Bisogna attendere che scoppi o che si riassorba da solo. Si possono però adottare dei suggerimenti che diano un po’ di sollievo o che accelerino il processo di guarigione. Vediamo i più comuni:

Quali sono atteggiamenti da preferire in caso di orzaiolo?

Innanzitutto, mantenere una buona igiene personale aiuta moltissimo, così come avere le mani pulite ogni qual volta ci si tocca gli occhi, anche per cambiarsi le lenti a contatto. Abituarsi ad usare salviette sempre pulite per la detersione del viso e se possibile cambiare la federa del cuscino prima di coricarsi. Addirittura, curare l’alimentazione in questi casi aiuta tantissimo, quindi assumere vitamina C e D oltre che zinco, selenio e magnesio. Mangiare molti cibi crudi come frutta e verdura facendo il pieno di vitamine insomma. (vedi nostro articolo: “Cibo per gli occhi.”) Nei casi più gravi o prolungati è buona regola recarsi dal medico in modo che possa consigliarci come procedere e se consigliato, procedere con l’uso di un collirio per i tempi che ci indica il dottore.

E quali sono gli atteggiamenti da evitare?

È sconsigliato fortemente un make-up pesante e/o l’uso di cosmetici scaduti. L’utilizzo di ciglia finte o addirittura il trapianto di ciglia in questi momenti sono assolutamente da evitare.  Non utilizzare abbigliamenti o oggetti di persone di dubbia provenienza o usati da coloro che soffrono di infezioni al volto. Il consiglio più importante, anche se tentati, è quello di NON trattare mai con metodi fai-da-te l’orzaiolo, perché si rischia di peggiorare l’infiammazione o addirittura di danneggiare l’occhio. E in ultimo come ben si sa, ci sono cibi da privilegiare e altri che vanno evitati, come per esempio gli insaccati, i dolci e i cibi ricchi di grasso.

Anche in questo Blog ci rendiamo conto come la prevenzione sia l’arma più potente per evitare spiacevoli situazioni. Prendiamoci cura di noi e dei nostri occhi. Il nostro corpo ci ringrazierà.

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Con quale piede calciamo il rigore? Con quale mano scriviamo? E con quale gamba cominciamo a fare le scale? Quale occhio chiudiamo mentre guardiamo in un telescopio? Quale mano usiamo per aprire i barattoli più ostili?

Tutte domande alle quali possiamo rispondere pensandoci un poco. Ma perché esistono queste preferenze e che cosa comportano?

Stiamo parlando di DOMINANZA. Per tutti gli organi doppi nel corpo umano ce n’è uno che domina sull’altro. Rara e forse unica, è la situazione in cui nessun organo mostri una capacità migliore rispetto al suo gemello di svolgere più facilmente un compito. L’espressione della dominanza si traduce in LATERIZZAZIONE che determina cioè la maggiore forza (quantità di energia) di una specifica parte del corpo rispetto all’altra. Questa dominanza si esprime in modo evidente tramite la mano, il piede, l’occhio e l’orecchio. Per determinarlo possiamo provare con veloci test (non sempre definitivi):

MANO: qual è la mano dominante? Facilissimo: prendiamo in mano una penna e scriviamo anche solo una parola. Quale mano abbiamo usato? La dominante. Oppure se non siamo ancora del tutto convinti prendiamo un barattolo ben chiuso. La mano che impugnerà il coperchio confermerà o meno la mano più forte.

PIEDE: Mettiamo davanti a noi un pallone. Dobbiamo tirare la palla in un punto definito di fronte a noi. Il piede che decidiamo di utilizzare più o meno consciamente è il piede dominante. Oppure, siamo davanti ad un colpitore e l’istruttore ci invita a “piazzare” un Kick frontale alto. La gamba che sceglieremo sarà la più forte e quindi la dominante.

ORECCHIO: Più sottile invece è la distinzione tra orecchio dominante destro o sinistro a meno che non siano presenti patologie che compromettano una delle due parti in maniera decisa. Per definire l’orecchio dominante possiamo semplicemente far caso a come avviciniamo il nostro volto verso gli interlocutori che ci stanno parlando. Se porgeremo la guancia sinistra l’orecchio dominante sarà il sinistro. Nella maggioranza dei casi (90%) l’orecchio dominante è quello destro che è collegato direttamente all’emisfero sinistro del cervello (emisfero preposto alla elaborazione degli input esterni).

OCCHIO: l’occhio dominante è come per l’orecchio quello “preferito” dal cervello e che funge da guida per l’altro che è di supporto. Insieme completano la capacità visiva tridimensionale. Ad oggi noi possiamo anche non essere consapevoli di quale sia, ma il nostro cervello lo sa da quando abbiamo cominciato a vedere. Ci sono veloci test per capire quale occhio è dominante, anche se il concetto di base rimane sempre che, per poterlo affermare con certezza, bisogna eseguire dei test specifici condotti da un oculista.

Guardiamone insieme alcuni, molto semplici, da provare anche in autonomia:

Primo test:

  1. Osserviamo un oggetto da lontano e allungando il braccio copriamo la sua immagine con il pollice (👍 così).
  2. Ora chiudiamo un occhio e poi l’altro senza mai spostare il dito.
  3. Solo quando apriremo l’occhio dominante l’oggetto resterà coperto precisamente col pollice.

Secondo test:

  1. Pratichiamo al centro di un foglio bianco un foro
  2. Fissiamo un oggetto in lontananza attraverso lo stesso foro
  3. Avviciniamo il foglio al viso tenendo sempre lo sguardo fisso sull’oggetto scelto. Man mano che avvicineremo il foglio al viso, avvicineremo il foro proprio al nostro occhio dominante (e il tutto in maniera involontaria!!).

È possibile NON avere un occhio dominante?

Si certo, solo è molto difficile che ciò si verifichi. O per lo meno può succedere che non vi sia una dominanza costante di un occhio sull’altro. Questo può verificarsi quando durante l’esecuzione dei test i risultati mostrano dominanze diverse, una volta indicando come occhio dominante il destro e la volta successiva proponendo l’occhio sinistro. Può capitare inoltre che la dominanza di un occhio sia variabile nel lungo periodo e che quindi si sposti da destra a sinistra e viceversa in maniera più graduale.

Esistono diversi gradi di dominanza oculare: ci sono persone che hanno un occhio molto dominante e persone che invece hanno una dominanza oculare sottile. Questo perché nella corteccia visiva si trovano bande di neuroni che sembrano rispondere in maniera preferenziale all’input di un occhio rispetto all’atro e che questa preferenza può variare a causa dell’età, stile di vita e disturbi visivi e predisposizione genetica.

Occhio Dominante e mano dominante

Queste due dominanze non sono direttamente collegate. Alcuni studi condotti sulla popolazione hanno mostrato come il 90% delle persone sono destrorse e che il 63% della popolazione campione ha l’occhio destro come dominate rispetto al sinistro. Certo, si può desumere che vi sono più probabilità che sia l’occhio destro ad essere dominante in un destrorso, ma non è corretto desumerlo solo dalla sua capacità manuale dominante.

Perché è importante riconoscere l’occhio è dominante?

È importante per il benessere dei nostri occhi. Infatti, può capitare di soffrire di bruciore e fastidio come risultato di un eccessivo sforzo dell’occhio dominante. In questi casi è bene reidratare e lubrificare bene l’occhio. Oppure per migliorare le proprie abilità. Vi sono molte attività che prevedono l’utilizzo di un occhio piuttosto che di entrambi come, ad esempio, l’osservazione in un microscopio monoculare oppure la messa a fuoco di una immagine in un mirino (macchina fotografica o arma a lungo raggio), nel tiro con l’arco. Conoscendo quale occhio domina si possono implementare i propri risultati e rendere più facili azioni che altrimenti risulterebbero più scomode.

L’occhio pigro.

L’occhio pigro o AMBLIOPIA è una riduzione della capacità visiva di un occhio. È una condizione che si manifesta già dalla tenera età quando il cervello impara ad elaborare le informazioni fornite dagli occhi, ed è curabile. Se il deficit informativo di uno dei due è grande, il cervello si abitua a ricevere informazioni SOLO dall’occhio dominante facendo insorgere così il disturbo. È buona norma effettuare una visita approfondita già verso 3-4 anni in modo da correggere subito questa condizione. Per i bambini è difficile accorgersi di questo disturbo perché nella fase iniziale l’occhio dominante farà tranquillamente tutto il lavoro. Ecco perché è meglio affidarsi al parere dei medici.

Porre rimedio all’occhio pigro è, per la maggior parte delle volte facile. Quanti bambini incontriamo con un occhio bendato? Questa tecnica (terapia occlusiva) permette all’occhio dominante di riposare e all’occhio pigro di lavorare di più e meglio. Attenzione però, occhio dominante e occhio pigro NON sono per forza uno l’antitesi dell’altro. L’occhio pigro è un disturbo che va curato perché comporta un deficit dell’apparato visivo in quanto il cervello, non riuscendo a interpretare le informazioni che gli giungono, disattiva in modo parziale o totale i segnali provenienti dall’occhio più debole. Nei casi più gravi, se non curata, può portare alla perdita della capacità visiva di uno o di entrambi gli occhi, oppure alla perdita della percezione di profondità e distanza.

Altri semplici esercizi (la durata e la frequenza di questi esercizi devono essere prescritti dal medico)

Dopo aver effettuato una visita approfondita l’ortottista (colui che si occupa della riabilitazione visiva) potrebbe consigliarci di allenare la nostra vista con dei semplici esercizi per rafforzare gli occhi. (chiedere sempre il parere di un esperto è necessario per evitare di affaticare la vista, creando poi altri problemi).

Esercizi di convergenza: entrambi gli occhi aperti – avvicinare lentamente una penna o il proprio dito al naso. Quando si inizia a vedere doppio ci si ferma e si cerca di mettere a fuoco l’immagine. Ci si può allontanare e riavvicinare.

Lettura a distanza: occhio dominante bendato – abituiamo l’occhio pigro a leggere a distanza ravvicinata e poi da lontano.

Messa a fuoco: occhio dominante bendato – l’occhio pigro lavora nella messa a fuoco di oggetti vicini e lontani.

Lo diciamo da sempre che i nostri occhi vanno preservati e trattati con cura. Affidiamoci al nostro oculista di fiducia e se necessario attiviamoci attraverso esercizi e buone abitudini per migliorare la risposta visiva. Non lasciamo nulla al caso, né per noi né per i nostri bambini, che devono essere istruiti a loro volta per un futuro più sereno possibile.

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L’occhio umano è un organo molto potente e dotato di una straordinaria propensione all’adattamento. Si pensi solo alla sua capacità di adattarsi alla diversa intensità della luce (pupilla che si apre e si chiude), alla messa a fuoco istantanea degli oggetti nelle diverse profondità.

Ma cosa succede se al nostro occhio chiediamo di lavorare di più e per un tempo molto prolungato? Esso può sviluppare una sindrome da stress accomodativo che peggiora la vista portando a malesseri generali come mal di testa, visione offuscata, secchezza oculare e sbalzi di umore dovuti ad un calo delle prestazioni.

Ma vediamo qual è il meccanismo che viene intaccato da questo stress accomodativo.

L’occhio è in grado di correggere la visione degli oggetti intorno a noi per le diverse distanze, mettendoli a fuoco e quindi rendendo la loro visione netta. Inoltre, corregge difetti visivi in completa autonomia (capita che si nasca con un difetto visivo del quale mai ci si accorgerà) permettendo una visione ottimale. Questo processo di adattamento prende il nome di accomodazione visiva, e permette nello specifico di mantenere la visione degli oggetti perfettamente nitida.

L’accomodazione si ha quando il cristallino aumenta la curvatura della sua superficie anteriore per rendere nitida un’immagine in un punto, grazie alla contrazione e avanzamento del muscolo ciliare.

Il Punto Remoto è inteso come il punto più lontano che l’occhio in riposo accomodativo riesce a vedere nitidamente (per l’occhio emmetrope è l’infinito); il Punto Prossimo è il punto più vicino che l’occhio, in massimo sforzo accomodativo, riesce a mantenere a fuoco (dopo di che si tende automaticamente ad indietreggiare con la testa per ricercare la messa a fuoco). L’accomodazione visiva serve per dare potere diottrico all’occhio in modo da metter a fuoco tutti gli oggetti posti tra il punto remoto e il punto prossimo. Lo stimolo che determina l’accomodazione visiva è proprio quello delle immagini sfocate.

Quando questa messa a fuoco non avviene in modo istantaneo si può pensare che vi sia un problema di accomodazione.

Vi sono due ragioni principali per cui l’occhio non riesce a lavorare in maniera corretta. Il passare dell’età, perché, con l’invecchiamento, le fibre muscolari che permettono la contrazione del cristallino si irrigidiscono non svolgendo più appieno il loro lavoro. Oppure un carico di lavoro eccessivo per un tempo prolungato che porta le stesse fibre muscolari ad affaticarsi oltremodo e a non rispondere più correttamente agli stimoli nei tempi richiesti.

Ma se per la prima ragione elencata dobbiamo solo avere pazienza e allenare il muscolo per ritardare questa naturale decadenza, per la seconda dobbiamo fare leva sui nostri comportamenti abituali.

Capita a molti di noi: al lavoro sempre davanti ad un computer, il cellulare sempre in mano per comunicare con chiunque ce lo chieda, e alla sera ci rilassiamo guardando la tv o il tablet. Si stima che oggi tutte le generazioni, nessuna esclusa, passino dalle 8 alle 10 ore davanti ad uno schermo o svolgendo lavori a distanza ravvicinata. Per alcuni queste ore arrivano anche fino a 15! Ma ci pensate!?

Le categorie maggiormente a rischio sono molteplici e al giorno d’oggi rientrano prima di tutto quelle che svolgono attività da videoterminalisti, ma non solo! Pensiamo alle sarte oppure agli orefici, ai tecnici di laboratorio o a chi ha già sviluppato una forte miopia o anche agli appassionati di modellismo.

I comportamenti che portano ad uno stress accomodativo possono essere differenti e concomitanti:

Tutti gli atteggiamenti descritti sopra obbligano l’occhio a mettere a fuoco le immagini da vicino continuamente per un lungo tempo e per riuscire a mantenere a fuoco queste immagini il muscolo ciliare si contrae e rimane contratto fintanto che glielo chiediamo. A lungo andare questa contrazione diventa faticosa e inefficiente portando ai disagi descritti all’inizio.

La presbiopia che compare solitamente dopo i 45 anni è proprio il risultato fisiologico e graduale della perdita di elasticità del muscolo ciliare e della perdita di efficienza accomodativa.

E se si è miopi o ipermetropi?

In una situazione di miopia l’occhio è naturalmente più lungo del normale e il punto focale si trova davanti alla retina causando una continua attività del muscolo ciliare per metter a fuoco correttamente sulle diverse distanze. Nel lungo periodo questa eccessiva accomodazione se non corretta può comportare la deformazione del bulbo oculare con un conseguente peggioramento della vista.

Se si è ipermetropi, il bulbo oculare è più corto del normale, portando il muscolo ciliare a compensare naturalmente. L’ipermetropia affligge moltissimi individui sin dalla tenera età, portando spesso emicranie e vertigini, ma grazie al processo automatico di accomodazione la maggior parte di essi scopre tale patologia con l’avanzare dell’età o l’intensificarsi del lavoro prossimale.

Quindi cosa possiamo fare per evitare lo stress accomodativo nel tempo? I consigli principali da seguire sono sicuramente:

È importantissimo dedicare la giusta attenzione alla nostra vista. Prendersene cura è un atto di coraggio che dura tutta la vita, proprio come diceva Edmund de Goncourt (scrittore e critico letterario della età dell’800) “Imparare a vedere, è il tirocinio più lungo di tutte le arti.”

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È l’inestetismo più antipatico, quello che si presenta al mattino quando ci svegliamo. E di conseguenza tutta la giornata prende una piega amara.

Sono loro, LE OCCHIAIE che quando meno te lo aspetti a qualsiasi età, si presentano senza preavviso scombussolando il risveglio. E per chi indossa gli occhiali questo inestetismo può divenire una vera e propria ossessione perché può capitare che alcuni tipi di lente lo enfatizzino attraverso giochi di ombre e luci.

Ma vediamo nel dettaglio di cosa si tratta, perché si formano, come prevenirle e trattarle.

Notte brava? Stress? Alimentazione? Scopri quali sono le cause e quali i rimedi per disfarti di questo fastidioso inestetismo. Per avere uno sguardo sempre al TOP.

Il contorno degli occhi è molto delicato, se pensi solo che il suo strato di pelle è cinque volte più sottile rispetto al resto del viso. I FATTORI che concorrono nella apparizione di occhiaie e borse sotto gli occhi sono differenti:

Al primo postotroviamola Genetica.  Se in famiglia ci sono già casi di pelle fragile e di contorni occhi con occhiaie e borse, aumenta la percentuale di probabilità di sviluppare questo inestetismo per via di eccessiva pigmentazione;

Altro ruolo importante gioca l’invecchiamento ed esposizione ai raggi UV. L’invecchiamento cutaneo è una semplice conseguenza del tempo che scorre e si manifesta con un assottigliamento epidermico della zona intorno agli occhi. Questo processo viene accelerato dall’esposizione dei raggi ultravioletti;

Anche l’allergia potrebbe essere tra le cause, in quanto la cute, dove più sensibile, diventa pruriginosa e si tende a grattare con maggiore frequenza la zona interessata. Inoltre, si attivano le istamine che dilatano i vasi sanguigni creando aloni grigi laddove la pelle è più sottile.

Un altro fattore importante è lo stress. Guardare per troppo tempo un monitor, dormire meno di 7/8 ore per notte, avere ritmi serrati. In mancanza di riposo o di seri momenti di relax psico-fisico, i vasi sanguigni tendono a dilatarsi dando origine ad un alone scuro sotto alla palpebra inferiore facendola apparire più gonfia.

E poi, chi non attribuisce le occhiaie al dormire male oltre al dormire poco. Dormire con un cuscino basso, o addirittura senza, provoca aumento di pressione del sangue in testa ed ecco ci troviamo la mattina con gli occhi da panda.

Disidratazione, ovvero la carenza di acqua fa perdere elasticità alla pelle portando in evidenza anche macchie epidermiche soprattutto laddove la pelle è più sottile (proprio intorno agli occhi).

E infine le cattive abitudini nello stile di vita come il fumo e gli alcolici.

Tutti questi fattori, non necessariamente uno legato all’altro, concorrono alla formazione di questi antiestetici segni scuri e di borse sotto gli occhi.

Cosa si può fare per PREVENIRNE la comparsa?

Beh, l’arma migliore è il rimedio naturale, quindi dormire almeno 7/8 ore per notte e bere molta acqua durante il giorno. Inoltre, se si è geneticamente predisposti è buona cosa cominciare a prendersi cura di questa zona così delicata sin da giovani applicando una crema che rinforzi e idrati la zona.

Per evitare che occhi e contorno occhi risentano dell’aggressione dei raggi UV è bene indossare sempre occhiali da sole quando si è all’aperto (indipendentemente dalla stagione). È importante che le lenti siano di qualità e filtrino i raggi nocivi al 100% (al bando quindi gli occhiali acquistati sulle bancarelle), così facendo gli occhiali creano uno scudo che impedisce ai raggi UV di aggredire lo strato di pelle più sottile intorno agli occhi.

Struccarsi sempre! Rimuovere il trucco dal viso con prodotti di qualità che vadano ad idratare la pelle già provata dalla giornata/serata. In realtà è buona abitudine detergere il viso prima di coricarsi per eliminare tutte le impurità e riattivare la circolazione applicando una crema per la notte.

E quando ti svegli al mattino aiutati con un bel massaggio facciale in grado di stimolare la circolazione. Innanzitutto, individua le ghiandole linfatiche su entrambi i lati del viso. Pratica una leggera pressione con le dita dagli zigomi verso l’alto e poi verso le tempie. Applica poi un prodotto specifico per il contorno occhi picchiettando delicatamente dal dotto lacrimale verso l’esterno dell’occhio fino alla parte finale delle sopracciglia assicurandoti di far assorbire bene la crema o il gel con piccoli movimenti circolari.

Sempre legato al sonno un ottimo rimedio è quello di dormire con un cuscino alto proprio per evitare ristagni della circolazione nella parte alta del corpo. Si può anche optare per una rete regolabile da tenere leggermente sollevata a livello del busto.

Alla sera prediligi una cena leggera e attendi almeno due ore prima di coricarti. Andare a dormire con lo stomaco pieno, e dopo una cena ricca di condimento, tende a disidratare il corpo e a rallentare la circolazione sanguigna andando ad irrorare meno le zone dei capillari favorendo ristagni e quindi la formazione degli inestetismi.

Curare l’alimentazione è un altro modo per prevenire la formazione di borse e occhiaie. Cerca di assumere flavonoidi che trovi facilmente nei frutti di bosco, more, mirtilli, e lamponi, cioccolato fondente (che bello!), pomodori e tè verde. E per completare l’opera ananas (quello fresco s’intende) e pompelmo ti aiuteranno a drenare i liquidi in eccesso.

E se invece borse e occhiaie sono già presenti sul viso?

Anche qui trovi tanti RIMEDI che aiutano a migliorare la situazione nel breve periodo e alcuni a eliminarla nel lungo periodo. Vediamone qualcuna insieme.

Il primo vero aiutante è il freddo. Quindi avvolgi due cubetti di ghiaccio in due fazzoletti e ponili sotto agli occhi per una decina di minuti. Puoi utilizzare anche due cucchiai lasciati in freezer a raffreddare per un quarto d’ora. Tutto ciò ti aiuta ad eliminare il gonfiore stimolando la circolazione sanguigna.

Il cetriolo è un vero e tocca sana. Sempre freddo da frigo tagliane due fettine e adagiale sugli occhi ben chiusi. Oppure con lo stesso principio taglia due fettine di patata lasciandole in ammollo nell’acqua fredda (anche in frigo) per 15 minuti e poi adagia le stesse fettine sugli occhi. Per entrambe i metodi è consigliabile almeno 15 minuti di applicazione.

Infuso di camomilla. Lo prepari alla sera e lo lasci raffreddare tutta la notte. Al mattino imbevi dei dischetti di cotone puro nella camomilla e ponili sugli occhi per 5 minuti. Un buon metodo per risvegliare i tuoi occhi.

Utilizza prodotti specifici: ricorda che un buon prodotto deve contenere acido ialuronico che aiuta a mantenere l’idratazione, caffeina o ginkgo biloba che stimola la microcircolazione e vitamina C ed E per combattere le rughe sottili e ridare tono alla pelle.

Trucco: applica un correttore ad alta coprenza solo sulla parte interessata. A volte è consigliato utilizzare correttori più aranciato rispetto al fondotinta che si utilizza. Quindi fatti consigliare in base al tipo di occhiaia che devi coprire.

Sia che questi antipatici inestetismi siano già comparsi sul tuo volto o meno la chiave di tutto sono proprio le buone abitudini. Quindi dormi, fai regolare attività fisica, bevi tanta acqua e mantieni una dieta sana (se non sai quale sia leggi il nostro articolo  “CIBO per gli occhi”), eliminando fumo ed alcolici. In ultimo proteggi i tuoi occhi e la tua pelle. Tutti questi semplici trucchi ti permetteranno di avere una pelle tonica e splendente in grado di reagire agli stimoli esterni e aiutando il tuo sguardo ad essere disteso, rilassato e fresco.

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